Lucha y Siesta apre al cinema, per uno sguardo consapevole e partecipato

Giunge a metà programma il cineforum a cura della Casa delle donne Lucha y Siesta, ritagliandosi un posto d’eccezione tra gli eventi capitolini più coinvolgenti del momento.

Casa delle donne Lucha y Siesta

Nell’attuale trambusto degli sgomberi urbani e della ridiscussione morale e legislativa di centri che, in circostanze contrarie, soccomberebbero al disuso e a una mancata specificità, Lucha rende onore alle sue origini.

Sull’onda di un’estate tanto raggiante quanto inerte, lascia che la luce di una coscienza partecipata affiori nella penombra di un quartiere, un microcosmo in grado di riflettere un mondo intero, nelle sue ricchezze e contraddizioni.

Lo fa da sempre, ponendosi non solo come un centro antiviolenza, ma come un baluardo dell’autodeterminazione e delle libertà individuali. Una piccola grande impavida roccaforte dell’inclusività e del confronto.

Una struttura che fa delle sue fondamenta il coinvolgimento di più realtà e contingenze. In uno scenario socio-politico in cui non vi è più obiettività ma posizionamento, dove una mole illimitata di sfumature tingono di più colori il presente, si abbisogna come mai di nuovi sguardi, prospettive e consapevolezze.

“Io sono femminista!” di Teresa Rossano

È “consapevole”, oltre che “libero”, l’approccio spettatoriale cui chiama a raccolta Lucha per la sua rassegna: otto pellicole per otto proiezioni autogestite, ognuna delle quali ha, a suo modo, siglato uno spartiacque nell’immaginario dell’ultima stagione filmica. Il tutto con un irrinunciabile occhio di riguardo verso l’identità di genere, la sua scoperta e riscoperta

Non desta stupore se a inaugurare l’iniziativa sia stato un esordio, il documentario Io sono femminista! a firma della cineasta Teresa Rossano. Un’opera prima nel senso più lato del termine, da non circoscrivere agli angusti margini del lavoro registico, ma da ampliare a un intero collettivo: il film è, di fatto, frutto di un lavoro condiviso e autogestito, che gode dell’apporto offerto dal Centro di Documentazione Francesco Lorusso – Carlo Giuliani e da Vag61. 

Ben 14 incontri e interviste snodati in un montaggio intimo e ricercato: una sequela di parole e scambi, intenti a volgere un occhio fulgido alle lotte di ieri per porne un altro, del tutto inedito, a quelle di oggi.

Il tutto congiungendo nel filo rosso della sorellanza le compatibilità di un tempo non troppo remoto. Un film che, data l’alterità prospettica della sua narrazione, innesca un atipico cortocircuito nell’odierno filone documentaristico nostrano.

Il che delinea una cifra degna di un autentico debutto su grande schermo: un’opera prima che è tale solo quando è significativamente anomala. Fa eco la successiva programmazione, sagace e eterogenea, che amalgama su misura grandi successi di critica e pubblico alle nuove istanze dell’audiovisivo.

Parte della troupe di “Io sono femminista!”


Dall’ultima decantatissima fatica di Yorgos Lanthimos, La favorita, passando per Un sogno chiamato Florida di Sean Baker, ritratto feroce e decostruttivo di un lido lontano dai patinati “spring break”.

Fa eco Via della felicità, lungometraggio d’esordio della barese Martina Di Tommaso, ex Centro Sperimentale, che ripercorre i torpori del viaggio e l’inevitabile radicamento alla propria terra.

Con l’eclettico Manifesto di Julian Rosefeldt si spiana, infine, il terreno agli appuntamenti che chiuderanno la retrospettiva: La donna elettrica dell’islandese, nominato dall’Academy, Benedikt Erlingsson, il documentario Normal, fresco di Berlinale, di Adele Tulli e Boy Erased – Vite cancellate di Joel Edgerton, in vista della serata conclusiva del 23 luglio.

Appuntamento ogni martedì a Roma in via Lucio Sestio, 10.

Aperitivo dalle 19:30

Proiezione dalle 21:00

Ingresso, come sempre, libero e consapevole.

di Francesco Milo Cordeschi

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