Opere prime e debutti attoriali: una storia particolarmente fortunata

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Le opere prime non sono dei trampolini di lancio solo per i registi, ma spesso anche per gli attori che le interpretano. Sono molti, infatti, gli attori che hanno debuttato con un’opera prima, che ha costituito l’inizio della loro brillante carriera.

È il caso, ad esempio, del bravissimo Jamie Bell, adesso al cinema con Rocketman, biopic su Elton John, nel quale impersona il suo fedele amico e paroliere Bernie Taupin.

Di certo, quella di Bell è una carriera notevole, soprattutto se si considera la sua giovane età (trentatré anni) e caratterizzata dalla collaborazione con registi del calibro di Clint Eastwood, Lars von Trier e Peter Jackson.

Ma il suo debutto è stato a soli quattordici anni, con Billy Elliot (2000), opera prima di Stephen Daldry. Il film, tratto dall’omonimo romanzo, racconta la storia di un ragazzino cresciuto in una famiglia di minatori, che mostra un’enorme passione per il balletto, per il quale ha anche un grande talento.

È tuttavia costretto a praticarlo di nascosto, per via dei pregiudizi del padre, per il quale è inaccettabile che un ragazzo possa praticare danza classica.

Ma di certo Jamie Bell non è il solo caso di attore che debutta con un’opera prima: Rosario Dawson, attrice e cantante statunitense, alla base di una filmografia che vanta collaborazioni con Spike Lee, Ethan Hawke e Oliver Stone, ha Kids, irriverente opera prima del regista Larry Clark.

Altro caso emblematico è quello di Colin Farrell: interprete irlandese di fama internazionale, ormai diventato l’attore feticcio di Yorgos Lanthimos, dopo alcuni camei non accreditati, ha il suo debutto in Drinking Crude (1997), opera prima di Owen McPolin, film sulla drammatica situazione degli emigrati irlandesi, che giungono a Londra per lavorare come operai.

Visto il grande successo ottenuto da questi attori dopo il loro debutto, è forse il caso di dire che le opere prime portano fortuna.

di Giulia Losi 

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