L’esordio cinematografico del futuro passa dal videogioco

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L’intrattenimento ad oggi è cambiato. Mutato dalla tecnologia e dall’avanzata del digitale accessibile con uno schiocco di dita, lo spettatore non si sente più tale.

Piuttosto si vede come un’entità in grado di interagire, decidere e inglobarsi all’interno della narrazione, esigendo sempre più grandezza e coinvolgimento.

Per questo molti scrittori, sceneggiatori e persino attori hanno iniziato, già da qualche anno, a trovare nuovi modi per comunicare la propria arte, evolvendola verso nuove forme d’interpretazione.

“Her Story”


Nell’era moderna, il videogioco è uno dei mezzi più preponderanti di questa corrente, soprattutto perché può mantenere il formato filmico ed è in grado di rispettare i dogmi e le caratteristiche di una vera e propria storia d’autore.

Sebbene il mondo videoludico contenga innumerevoli forme d’espressione artistica, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un contatto quasi intimo tra il cinema delle stelle e le case di sviluppo.

Basta tornare indietro di qualche giorno per vedere Keanu Reeves alla più grande fiera del videogioco, intento a presentarne uno in cui comparirà in carne e dati.

Con lui si sono accompagnati altri attori, studi cinematografici e perfino Netflix, ognuno coinvolto in progetti più o meno ambiziosi, come il “colossal” Death Stranding: un videogioco che strizza gli occhi al cinema americano e che annovera un cast di attori e registi di tutto rispetto.

Eppure, anche in questo panorama, la commistione più intrigante arriva dal “basso” o da un’opera prima, se così vogliamo definire Her Story di Sam Barlow, il suo gioco d’esordio come indipendente (finanziato dai giocatori), composto solamente da girato reale di un’attrice davanti a una telecamera.

Il giocatore, o lo spettatore, dovrà solamente sedersi davanti a un fittizio computer e ascoltare tutti i video di sorveglianza di questa presunta sospettata, cercando di risolvere l’enigma criminale attraverso semplicemente l’analisi delle performance di Viva Seifert.

“Telling Lies”

Un inizio videoludico e cinematografico che si inerpica tra tecnica e interazione, convincendo un pubblico vastissimo e dimostrando come i due mondi, in realtà, siano così vicini da permettersi di proporre un’esperienza irripetibile.

Esperimento che ha portato Annapurna Pictures a prendere Barlow sotto l’ala della sua nuova divisione esclusivamente dedicata ai videogiochi, certificando l’impatto che la sua nuova visione possiede.

L’acquisto produrrà il seguito di Her Story, chiamato Telling Lies, che verterà su quattro storie narrate in ben 10 ore di girato di attori famosi come Logan Marshall-Green, Alexandra Shipp, Kerry Bishé e Angela Sarafyan.

Il videogioco non vive solamente di icone digitali e il cinema non è più una scatola chiusa inaccessibile. Ora siamo di fronte a un mondo di possibilità ed esperienze tanto sterminato quanto sconosciuto.

Solo accettandone le possibili fusioni potremo capire quanto gli artisti sembrano aver già assimilato da qualche tempo, lasciando che le opere del futuro nascano anche da posti lontani dalle sale cinematografiche.

di Alessandro Palladino