CARMEN Y LOLA di Arantxa Echevarrìa (2018)

Carmen y Lola è il film d’esordio della regista spagnola Arantxa Echevarría, vincitore di ben due premi Goya (miglior regista esordiente e miglior attrice non protagonista) e presentato al Festival di Cannes 2018, alla Quinzaine de Réalisateurs.

Il film indaga una realtà sconosciuta ai più: quella dei gitani, una comunità molto chiusa, legata a tradizioni e costumi centenari.

L’ambientazione, già di per sé affascinante, porta alla ribalta le problematiche e i vincoli con cui si deve confrontare un’adolescente all’interno di una comunità difficilmente aperta a ciò che recepisce come “diverso”.

In questo caso Lola, una sedicenne che fatica ad adattarsi alle tradizioni della sua famiglia. Non vuole, infatti, sposarsi né avere figli, come i genitori si aspetterebbero da lei, ma desidera, invece, studiare e diventare insegnante.

Ulteriore elemento di frustrazione, specialmente di fronte alle costanti pressioni del padre, che cerca in ogni modo di spingerla verso un possibile fidanzato, diventa anche la sua omosessualità, che di certo non può esternare in famiglia.

La sua vita conosce una svolta quando incontra Carmen: anche lei gitana, molto più inserita all’interno della comunità. Bella, affascinante, socievole, desiderosa di sposarsi con il suo fidanzato e aprire un negozio di parrucchiera.

Le due non potrebbero essere più diverse, ma Lola si innamora di lei a prima vista. Da lì comincia un viaggio alla scoperta di sé e dell’altro, una costante ricerca della felicità e della libertà, che in famiglie così tradizionaliste viene costantemente negata, malgrado l’apparente serenità.

Carmen y Lola è un film coraggioso, che non cerca il facile consenso, ma vuole raccontare una storia di vita vera, sentita, indagando al contempo una realtà misteriosa ed affascinante, con uno sguardo documentaristico.

La grande capacità della regista è stata quella di coniugare alla perfezione l’aspetto emotivo e intimo delle due protagoniste con una regia scrupolosa e attenta al dato reale. Un’impresa non facile, soprattutto per un’esordiente.

A questo si aggiunge l’eccellente interpretazione delle due protagoniste (Zaira Morales e Rosy Rodriguez) e la fotografia, incredibilmente evocativa, di gusto onirico fin dalle prime inquadrature, in cui Carmen, seduta sul letto con l’abito tradizionale della cerimonia nuziale, ascolta i canti intonati dalle donne in suo onore.

L’esordio di Arantxa Echevarría risulta, pertanto, un’opera che invita a riflettere, che rischia tanto e vince tutto.

di Giulia Losi