Tra Nastri e Globi, le opere prime del momento

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Le recenti nomine ai Nastri d’Argento e ai Globi d’Oro 2019 sostanziano una fase del tutto inedita per gli esordi cinematografici nostrani.

Una parentesi che scardina e rinnova il prestigio inaugurato lo scorso 27 marzo dai David di Donatello, coinvolgendo le novità del momento, le autorialità finora passate in sordina nelle vetrine più influenti e quelle, invece, più celebrate nelle passate stagioni festivaliere.

Si spazia dalla commedia dai tratti multiculturali, passando per drammi di riscatto sociale, fino alle rivelazioni indipendenti intrise di variazioni tematiche.

“Bangla” (2019) di Phaim Bhuiyan

Data più vicina è, ad ora, quella del 19 giugno con la 59ª edizione dei Globi d’Oro.

Torna il riconoscimento annuale che, sull’esempio omonimo dei Golden Globe Awards statunitensi, vede protagonista l’Associazione della Stampa Estera in Italia, quest’anno guidata da una giuria, come sempre,  sorprendentemente eterogenea: agli immancabili Claudio Lavagna e Alina Trabattoni, co-presidenti del Comitato, si aggregano Patricia Mayorga Marcos, El Mercurio (Cile), Marina Collaci, WDR Radio (Germania), Alvise Armellini, Agenzia DPA (Germania), Vera Shcherbakova, Agenzia TASS (Russia), Giada Zampano, freelance per Politico Europe (Belgio), Ewout Kieckens, Reformatorisch Dagblad (Paesi Bassi) e Ahmad Ejaz, Tehqiq Nama (Pakistan).

Saranno tre i titoli a contendersi il premio alla Miglior Opera Prima. Non desta stupore la presenza di Bangla, prima fatica del ventitreenne, originario del Bangladesh, Phaim Bhuiyan, che, a meno di un mese dalla sua uscita, ha rapito buona parte del pubblico e della critica, classificandosi come uno dei casi più sorprendenti e rigeneranti del cinema emergente.

Un film dalle tinte parzialmente autobiografiche, che ripercorre le “tragiche” ed esilaranti peripezie del giovane Phaim, alle prese coi suoi primi complicati amori.

Tratta di una gioventù, per lo più ribelle, l’esordio registico di Leonardo D’Agostini, targato Groenlandia Group, Il Campione, secondo dei film in lizza. Una ravvicinata retrospettiva sulle contraddizioni del calcio e del divismo annesso.

Un’opera che, nello spirito della casa di produzione figlia delle menti creative Rovere-Sibilia, è già riuscita ad accaparrarsi l’interesse dell’opinione oltreconfine, ponendosi come un’innovativa e avvincente parabola sullo sport professionistico.

“Il Campione” (2019) di Leonardo D’Agostini

Ultimo, ma non certo “ultimo”, lungometraggio in corsa è l’acclamatissimo La terra dell’abbastanza dei gemelli D’Innocenzo, i quali, in quanto a consensi stranieri, ne sanno già qualcosa.

Risale ormai a più di un anno fa l’articolo a firma The Hollywood Reporter che elogiava a dismisura l’operato dei cineasti, rapportandolo ad altri degni esemplari di “cinéma vérité” di casa nostra (in primis Matteo Garrone).

Il tutto senza nulla togliere all’interprete Anna Foglietta, candidata come Miglior Attrice per il portentoso debutto su grande schermo del campano Ciro D’Emilio, Un giorno all’improvviso.

Sabato 29 giugno a Taormina sarà, per finire, il turno dei 73esimi Nastri d’Argento, conferiti come da consuetudine dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani.

A scaldare il parterre sarà nuovamente Bangla di Bhuiyan, in concorso come Miglior Commedia, mentre per la cinquina al migliore esordio torna Il Campione di D’Agostini, a cui, visto anche il leitmotiv calcistico di sottofondo, fa eco Un giorno all’improvviso di D’Emilio.

Quest’ultimo vedrà anche qui la Foglietta in competizione per il riconoscimento alla Miglior Attrice Protagonista.

Sarà, però, anche il gran momento di Zen sul ghiaccio sottile della romagnola classe 1984 Margherita Ferri, autrice del film che potremmo definire, per ovvi meriti, il caso “art house” per antonomasia dell’anno.

“Zen sul ghiaccio sottile” (2018) di Margherita Ferri

Dopo aver superato le tortuose trance del Biennale College – Cinema, programma adibito a giovani autori e autrici e realtà produttive, ed essere quindi presentato fuori concorso al Lido nel corso di Venezia 75, la pellicola si è ritagliata nei mesi un posto d’eccezione tra le long-list dei titoli più discussi in Italia e non solo, conquistando vetrine d’eccezione tra la sezione Panorama di Alice nella Città e le manifestazioni estere più rinomate a tema LGBTQ+.

Chiudono Michela Occhipinti per la sua prima interessante prova dietro la macchina da presa, Il corpo della sposa, presentato in anteprima internazionale nel corso dell’ultimo Festival di Berlino, e Valerio Mastandrea per Ride, dando seguito all’ottimo ciclo inaugurato lo scorso inverno nel concorso ufficiale del Festival di Torino.

di Francesco Milo Cordeschi