SEE YOU YESTERDAY di Stefon Bristol (2019)

See You Yesterday nasce come cortometraggio di diploma di Stefon Bristol alla New York University, sotto la supervisione di Spike Lee in qualità di mentore e professore, che si è poi offerto di produrre l’omonimo lungometraggio con la sua 40 Acres & a Mule Filmworks, mettendosi anche in contatto con Netflix per la distribuzione.

L’esordio di Bristol si presenta come una scommessa da vincere, a partire dal genere di avventura fantascientifica che si intreccia con l’approccio politico del cinema afroamericano, inserendo nella sua trama evidenti riferimenti al movimento Black Lives Matter.

C.J. e Sebastian, i due protagonisti, sono infatti due brillanti studenti di East Flatbush, Brooklyn, che frequentano una semplice scuola pubblica nel Bronx, ma che con il loro talento geniale riescono a mettere a punto delle piccole macchine del tempo portatili, facili da nascondere nei loro zaini.

Dopo varie prove ed esperimenti, C.J. e Sebastian comprendono di essere capaci di aprire un portale spazio-temporale, che rimane attivo per circa dieci minuti e li riporta indietro di pochi giorni al massimo.

Queste coordinate si rivelano necessarie poco dopo, quando il fratello di C.J., Calvin, viene ucciso dalla polizia e la ragazza, non riuscendo a elaborare il lutto, convince Sebastian a tornare indietro al giorno della tragedia e cambiare il destino della sua famiglia.

Una trama apparentemente semplice, destinata a un pubblico di adolescenti, si infittisce così di vari spunti etici e sociali.

In primo luogo, per esempio, fa emergere il dilemma morale della ricerca scientifica, cioè il divario fra ciò che è possibile e ciò che è giusto realizzare attraverso la scienza.

La scena chiave, in questo senso, è quella in cui, all’inizio del film, il Professor Lockhart, ironicamente interpretato dal Michael J. Fox di Ritorno al Futuro, interroga C.J. sull’uso che farebbe di un potere incommensurabile come il controllo del tempo.

Poco dopo, quando C.J. diviene ossessionata dall’idea di impedire la morte del fratello a qualunque costo, questo dilemma prende forma concreta agli occhi dello spettatore.

In secondo luogo, naturalmente, vi è poi una componente culturale ineliminabile e insistita, dettata dalla necessità di rappresentare in modo verosimile la complessità di una precisa area di Brooklyn, a maggioranza afroamericana e caraibico-portoricana, ben nota al regista perché cresciuto proprio a East Flatbush.

Nella visione complessiva di Bristol diventa fondamentale anche un dettaglio come la scelta di una scuola pubblica per C.J. e Sebastian, anziché un istituto d’élite.

È una decisione che suona come dichiarazione politica, a riprova del fatto che l’eccellenza si trova anche nelle periferie e nei quartieri meno agiati. Va solo incentivata e valorizzata.

Il nucleo narrativo ed emotivo della storia, tuttavia, si sviluppa tutto intorno alla morte di Calvin e al collaterale razzismo delle forze di polizia, che sparano alla cieca senza trovare differenze fra il vero criminale in fuga e il ragazzo di passaggio al momento sbagliato, solo perché entrambi afroamericani.

Il grido di Black Lives Matter risuona a ogni inquadratura dell’uccisione di Calvin. È un trauma già visto e già vissuto ripetutamente attraverso le notizie dei telegiornali e del web, ma che colpisce ancora, senza possibilità di rifugio per lo spettatore, investito da un moto di rabbia e un senso di ingiustizia difficili da far scivolare via.

Nonostante i difetti evidenti di un film a basso budget, soprattutto negli effetti visivi e nel montaggio, See You Yesterday è un esordio forte, che si inserisce senza timore nel dibattito pubblico statunitense e afroamericano.

Trova una chiave narrativa e stilistica inusuale che, pur all’interno del cinema di genere, non compromette la complessità e la drammaticità della condizione afroamericana attuale, come dimostrato da un finale necessariamente aperto, nel dubbio che nemmeno qualcosa di estremo, come un viaggio indietro nel tempo, possa veramente riuscire a salvare una black life in questo periodo storico

di Valeria Verbaro