Opere prime e calcio: un sodalizio sorprendente

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“Un giorno all’improvviso”

Il mondo dello sport può essere una grande fonte di ispirazione per registi e sceneggiatori: sfide, superamento dei limiti, competizioni, lotte sono gli ingredienti ideali per un buon film. E il calcio, uno degli sport più popolari in assoluto, non fa certo eccezione.

Molte sono, infatti, le pellicole fondate su questo argomento, fra cui diverse opere prime. Due esempi nostrani particolarmente recenti e significativi sono Un giorno all’improvviso e Il campione.

Un giorno all’improvviso (2018), opera prima di Ciro D’Emilio, ha come protagonista Antonio (Giampiero De Concilio), un ragazzo costretto a gestire una madre problematica (Anna Foglietta) e responsabilità troppo grandi per lui, ma confortato da un unico, grande sogno: quello di diventare un calciatore professionista. 

“Il campione”

Un obiettivo che non solo è il coronamento di un enorme desiderio, ma anche una possibilità di riscatto, per lo stesso Antonio e per sua madre.

Di tenore molto diverso, ma incentrato sul medesimo tema, è Il campione (2019), opera prima di Leonardo D’Agostini, che racconta del travagliato rapporto fra Valerio, un professore timido e solitario (Stefano Accorsi) e Christian (Andrea Carpenzano), calciatore della Roma di grande talento, ma ribelle e indisciplinato.

Oltre agli esempi italiani, non mancano opere prime di respiro internazionale che raccontano l’ambiente calcistico, seppure con un’impostazione molto diversa. 

In Inghilterra, ad esempio, il calcio è un argomento molto sentito, ma viene spesso trattato dal punto di vista della tifoseria. È il caso di Febbre a 90° (1997), opera prima di David Evans, e Hooligans (2005), esordio di Lexi Alexander.

“Febbre a 90°”

Febbre a 90° (titolo originale: Fever Pitch) è la storia di un professore tifoso dell’Arsenal, Paul (impersonato da Colin Firth), la cui vita, dal rapporto tormentato con il padre al successo professionale, è influenzata dalla sua più grande passione: il calcio.

Almeno fino a che non entra nella sua vita Sarah (Ruth Gemmel), precisa e metodica collega di lavoro, che cerca di riportarlo “sulla retta via”. In questo caso, l’ossessione del protagonista per il calcio diventa metafora del suo desiderio di rimanere bambino, fuggendo dalle responsabilità che la vita adulta prospetta.

“Hooligans”

Hooligans (titolo originale: Green Street) presenta, invece, un registro drammatico e si concentra sul lato più oscuro e violento della tifoseria. Il protagonista, Matt (Elijah Wood), è un brillante studente della facoltà di giornalismo di Harvard, ma è anche molto debole e insicuro.

Dopo essersi preso una colpa non sua, viene espulso dall’università e decide di andare a Londra dalla sorella, Shannon (Claire Forlani). Qui fa amicizia con il fratello del cognato, Pete (Charlie Hunnam), a capo degli hooligans di West Ham United. La pellicola mostra come la lealtà e l’attaccamento verso la squadra del cuore possano sfociare in veri e propri eccessi di violenza, che spesso conducono a tragiche conseguenze.

Ma il film racconta anche un vero e proprio percorso di formazione, attraverso il quale Matt, da ragazzo debole e timido, riesce a diventare un uomo forte e sicuro di sé, proprio cavalcando gli eventi che il mondo degli hooligans lo porta a vivere.

Il calcio, dunque, oltre a essere una fonte di ispirazione per i registi esordienti, può essere anche un interessante mezzo per raccontare vite, rapporti, evoluzioni e molto altro ancora.

di Giulia Losi

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