Opere prime demenziali: una scelta coraggiosa e una grande sfida

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Il genere demenziale nel cinema viene, di solito, poco apprezzato dalla critica, ma particolarmente amato dal pubblico, per via dei suoi contenuti leggeri, spesso caratterizzati da una comicità brillante e fuori dagli schemi.

Questo genere diventa iconico nel 1978 grazie a John Landis, con il suo
National Lampoon’s Animal House, un film ambientato in un tipico college americano, che racconta le vicende di due confraternite rivali, dando così origine a situazioni grottesche ed esilaranti.

Nonostante sia complesso, proprio per via del fatto che deve evocare situazioni stravaganti che suscitino una facile risata, il genere demenziale ha stuzzicato la fantasia di molti registi esordienti, che hanno realizzato, talvolta, pellicole destinate a diventare veri e propri cult.

Fra questi si può annoverare senz’altro Mel Brooks, con il suo Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers, il titolo originale), con cui debutta nel 1968, ben prima, dunque, dell’opera di Landis, che, invece, “ufficializza” il genere.

Il film racconta le paradossali imprese di un ex produttore teatrale di Broadway, Max Bialystock, che, per raccogliere qualche finanziamento per i suoi spettacoli, seduce delle vecchiette danarose.

Un giorno, però, il contabile Leo Bloom gli suggerisce un’idea: ipoteticamente si potrebbero raccogliere i fondi per una rappresentazione, spenderne molti meno di quanto raccolto e mettere in scena uno spettacolo fallimentare, in modo che il produttore debba restituire ai finanziatori piccole somme, intascandosi il resto.

I due si mettono, dunque, in società e si cimentano nella messa in scena de La primavera di Hitler, un copione scritto da un reduce nazista, nel tentativo di riabilitare la figura del dittatore. L’impresa avrà ovviamente dei risvolti a dir poco esilaranti.

Il film getta le basi di quelle che saranno le caratteristiche dei film demenziali, dalle situazioni paradossali e illogiche alle battute brillanti, dalle tematiche unpolitically correct alla comicità irriverente.

La pellicola, inoltre, segnerà il sodalizio fra il regista e Gene Wilder, qui nei panni di Leo Bloom e che sarà poi protagonista di film destinati a diventare cult, come il celeberrimo Frankenstein Junior (1974).

Altra opera prima demenziale, destinata a diventare un’icona del genere, è L’aereo più pazzo del mondo (Airplane!, il titolo originale), opera prima del collettivo Zucker-Abrahams-Zucker. Il film, realizzato nel 1980, rivela il suo contenuto parossistico già dalla scelta del protagonista: un pilota che ha paura di volare.

Altro esempio lampante di questo genere è il film d’esordio di Peter Farrelly, Scemo & più scemo (Dumb and Dumber, 1994), che, oltre ad aver dato il via a una serie di fortunati sequel, presenta due attori simbolo del genere: Jim Carrey e Jeff Daniels.

I due interpretano una coppia di amici improbabili e svitati, Lloyd e Harry, rispettivamente autista di limousine e curatore di cani da esibizione.

I due si troveranno coinvolti in un vero e proprio gioco degli equivoci a causa di una valigetta piena di soldi, abbandonata da Mary (Lauren Holly), un’attraente donna dell’alta società, di cui Lloyd si innamora.

Anche in questo caso, la pellicola si distingue per un andamento narrativo molto concitato e un affastellarsi di situazioni comiche proprio perché fuori da ogni logica, caratterizzate da divertenti gag slapstick.

Il genere demenziale caratterizza, insomma, film destinati al successo, se ben realizzati, ma è proprio questa la sfida. Non è facile strappare risate genuine al pubblico, specialmente raccontando vicende grottesche e irriverenti, che, al contrario, potrebbero rischiare di infastidire.

Gli esordienti che scelgono di debuttare sul grande schermo con questo genere di commedie non solo denotano, dunque, una grande abilità, ma anche un grandissimo coraggio.

di Giulia Losi

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