L’ESODO di Ciro Formisano (2017)

, Opere Prime

Prodotto dalla Stemo Production e da Farocinema Produzioni, L’esodo di Ciro Formisano racconta le conseguenze della riforma Fornero, la riforma delle pensioni attuata dal Governo Monti nel 2011.

Siamo a Roma nel 2012. Francesca, interpretata da Daniela Poggi, alla soglia dei 60 anni si ritrova senza stipendio né pensione.

Con una nipote di 16 anni a carico, l’insofferente Mary (Carlotta Bazzu), e dopo svariati tentativi di trovare una nuova occupazione, Francesca si vedrà costretta a mendicare a Piazza della Repubblica.

Mentre fa i conti con la sua dignità ferita, con l’angoscia del domani e con scadenze sempre più impellenti, Francesca incontra diverse persone.

Dalla sfrontata zingara (interpretata da un’esilarante Rosaria De Cicco), con cui entra in conflitto, al pittore tedesco Peter (David White), con cui stringe un rapporto sincero e intenso.

Dal coatto di buon cuore Cesare (Simone Destrero) al ministro Fornero (cui presta la voce Emanuela Tittocchia), che fa una breve comparsata nel finale, dando vita a un significativo botta e risposta con la protagonista.

Da un soggetto dello stesso Formisano, basato su una storia vera e sceneggiato con Angelo Pastore, L’esodo ha richiesto tre anni di lavorazione, durante i quali il regista ha raccolto testimonianze dirette di esodati, partecipando a manifestazioni, riunioni e proteste.

E la forza del film è proprio questa: la capacità di fotografare una situazione attuale, i cui strascichi sono presenti ancora oggi, portandoci a riflettere con umanità su uno Stato incapace di proteggere i suoi cittadini.

Un’istituzione che, in un atroce paradosso, invece di tutelare e garantire i diritti, li nega con impressionante indifferenza.

La legge Fornero ha travolto 390.000 lavoratori, come precisa il cartello a inizio film. Una cifra spaventosa, prodotta da quello che è stato definito semplicemente un “errore”.

Ancora oggi vengono messi in atto interventi legislativi volti a riscattare gli esodati, le cosiddette clausole di salvaguardia, che permettono loro, finalmente, di andare in pensione con i vecchi requisiti pre-riforma Fornero.

Distribuito in sala a novembre 2017, L’esodo è un vero e proprio film denuncia, che punta il dito contro una politica ottusamente disumana.

Nonostante il budget esiguo e la conseguente resa tecnica non particolarmente brillante, l’esordio di Formisano ha una sua potenza narrativa e può vantare, non a caso, una candidatura ai Nastri d’argento e la vittoria del Gran Premio della Stampa Estera ai Globi d’oro 2018.

Regista di Torre del Greco, classe 1976, Ciro Formisano aveva già affrontato l’argomento esodati nel 2015 con il documentario Figli dell’esodo.

Inoltre, un anno dopo l’uscita in sala della sua opera prima, è approdato in libreria anche un libro omonimo, firmato dallo stesso regista ed edito da David and Matthaus.

Al termine della visione de L’esodo, fra le tante immagini, resta una sequenza forte, quella in cui Francesca riascolta le vecchie cassette registrate dalla nipote bambina. Ce n’è una, in particolare, che raccoglie tutte le domande irrisolte che la piccola pone ai genitori.

Il suggestivo montaggio (opera dello stesso Formisano) che accompagna questa successione di perché termina su Francesca intenta a chiedere l’elemosina, in ginocchio, a testa bassa.

Testimonianza vivente di un perché più grande, quello rivolto da un cittadino abbandonato a uno Stato sordo e ingiusto.

di Camilla Di Spirito