Cannes 2019, il punto sugli esordi selezionati

A pochi giorni dall’uscita dei nomi presenti alla Semaine de la Critique e alla Quinzaine des Réalisateurs, la 72ª edizione del Festival di Cannes sfoggia un palinsesto sempre più ricco e variegato.

Gli imponenti titoli della sezione principale, contrassegnati da grandi ritorni e firme d’eccezione, troveranno per controparte nuove tendenze e autorialità. Tra queste va senz’altro annoverato l’esordio registico di Mati Diop, già acclamata dalla stampa estera come una delle favorite alla Palma d’oro.

L’attrice e regista parigina Mati Diop

Nipote del cineasta senegalese Djibril Diop Mambéty, la trentaseienne parigina porta in anteprima ufficiale sulla Croisette Atlantique, sua prima fatica su grande schermo, frutto di un lavoro inaugurato nel lontano 2009 con l’omonimo cortometraggio, vincitore del Tiger Award al Rotterdam Film Festival. Protagonista della vicenda sarà una giovane donna di Dakar, scossa dall’inaspettata scomparsa del proprio compagno.

Nonostante una parte di lei sia convinta di averlo perso in mare assieme a tanti dei suoi amici, intenti ad attraversare l’Atlantico verso l’Europa, non esiterà ad attendere un ritorno dalla dubbia concretezza.

Un dramma profondamente radicato nell’attualità e in alcune delle tematiche già affrontate dall’autrice: le migrazioni sub-sahariane, i rapporti umani e lo stile di vita della gioventù africana.

A far compagnia alla Diop sarà un altro debutto afrodiscendente, anch’esso in lizza per il concorso ufficiale: Lés Misérables di Ladj Ly, che vanta alle spalle una candidatura ai Premi César per il cortometraggio omonimo, ora rivisitato in una chiave più estesa.

Il film ospiterà nel cast gli stessi interpreti dell’opera embrionale e avrà per sfondo gli attriti del sobborgo parigino. Un contesto figlio delle conoscenze pregresse dell’autore, che si è già trovato a raccontarne le sfaccettature nei suoi precedenti lavori: da 365 jours à Clichy-Montfermeil (2005) al breve docu-fiction Go Fast Connection (2008). Il tutto sdoganandone l’interpretazione, per lo più sommaria, restituita dei media.

Sarà però nelle sezioni parallele della kermesse a figurare il vero humus delle novità registiche, in primis in Un Certain Regard, forte quest’anno di ben otto opere prime selezionate: La Femme de mon frére di Monia Chokri, canadese di origini tunisine classe 1983, volto noto al grande pubblico soprattutto a fronte dell’ultimo horror targato Netflix I Famelici di Robin Aubert, The Climb di Michael Angelo Covino, produttore di diversi esordi registici fra cui Kicks di Justing Tipping, Port Authority di Danielle Lessovitz, Papicha della documentarista Mounia Meddour, Adam di Maryam Touzani, Bull di Annie Silverstein, Liu Yu Tian di Zu Feng ed Evge di Nariman Aliev.

J’ai perdu mon corps

Risuonano anche e soprattutto i titoli dell’anzidetta Semaine de la Critique, la line-up organizzata dal sindacato francese della critica cinematografica, giunta alla sua cinquantottesima edizione. Come da consuetudine, saranno proprio le opere prime e seconde a costellare il programma di una delle competizioni più attese della stagione.

Ad aprire le danze sarà il dramma d’esordio del colombiano Claudio Lolli, Litigante, cui seguiranno le altre pellicole della categoria Special Screenings: Heroes Don’t Die di Aude Léa Rapin, Tu Mérites un amour di Hafsia Herzi e la pellicola di chiusura del cinese Gu Xiaogang Dwelling in the Fuchun Mountains.

Le maggiori sorprese sembrano, però, concentrarsi nella short-list principale, nella quale ha già grande eco Vivarium, science fiction dai risvolti thriller dell’irlandese Lorcan Finnegan, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa con Jesse Eisenberg protagonista.

È a sorpresa il genere a primeggiare in uno dei più lanciati debutti in concorso: J’ai perdu mon corps, film d’animazione di Jérémy Clapin, che ripercorre la grottesca vicenda di una mano alla ricerca del corpo da cui si è staccata.

A completare il programma saranno Abou Leila di Amin Sidi-Boumédiène, Land of Ashes della giovane costaricana Sofìa Quiròs Ubeda e, per finire, The Unknown Saint di Alaa Eddine Aljem.

Da non tralasciare, in ultima battuta, le pellicole presenti alla 51ª edizione della Quinzaine, sezione che chiude il cerchio dei potenziali competitors alla Camera d’or, riconoscimento trasversale dedicato al miglior esordio registico presente nei diversi concorsi paralleli: Canciòn sin nombre di Melina Léon, Perdrix di Erwan Le Duc e Sick, Sick, Sick di Alice Furtado.

di Francesco Milo Cordeschi