PAOLO E VITTORIO TAVIANI: DUE ESEMPI DI COERENZA CINEMATOGRAFICA

, Fatti di cinema

Un anno fa, lunedì 15 aprile, veniva a mancare Vittorio Taviani, lasciando un grande vuoto nel cinema italiano.

Il regista, insieme al fratello Paolo, rientra fra i grandi maestri della settima arte. I due hanno creato un sodalizio indistruttibile, che ha portato alla realizzazione di indimenticabili opere, dirette a quattro mani.

Il loro esordio sul grande schermo, dopo alcune esperienze come sceneggiatori in ambito documentaristico (contribuirono alla sceneggiatura del documentario L’Italia non è un Paese povero di  Joris Ivens nel 1960), fu Un uomo da bruciare (1962), liberamente ispirato alle vicende del sindacalista Salvatore Carnevale.

Il film, diretto insieme a Valentino Orsini, racconta le vicende di un sindacalista socialista che, dopo una deludente storia d’amore, torna in Sicilia, nel suo paese natale e decide di condurre una lotta contro la mafia locale.

Malgrado non riceva il sostegno sperato, continua imperterrito la lotta, per poi venire brutalmente torturato e ucciso.

Benché mostri alcune debolezze e ingenuità dal punto di vista della sceneggiatura, il film evidenzia già l’essenza della poetica dei Taviani: il desiderio di utilizzare il cinema come strumento di critica sociale.

Il protagonista della pellicola, inoltre, è Gian Maria Volonté, attore simbolo sia degli anni sessanta sia della lotta operaia, per via del suo impegno politico e della sua partecipazione a pellicole impegnate, come La classe operaia va in paradiso (1971) di Elio Petri.

L’opera prima dei Taviani, dunque, non solo si dimostra indicativa di quella che sarebbe stata la loro produzione successiva, ma risulta essere anche una vera e propria dichiarazione di intenti.

Tutta la loro filmografia ha un obiettivo di denuncia sociale e di divulgazione, sia politica sia culturale. Ed è anche questo l’intento di uno dei loro ultimi film, Maraviglioso Boccaccio (2015), liberamente ispirato al Decamerone.

Il progetto di divulgazione culturale è perfettamente riuscito, in quanto la rilettura del capolavoro di Boccaccio, brillante e approfondita, è associata alla scelta di un cast di volti moderni, come quelli di Riccardo Scamarcio, Kim Rossi Stuart, Vittoria Puccini e Jasmine Trinca.

Alle brillanti intuizioni dei due registi fa da cornice una fotografia sontuosa, di gusto pittorico, che evidenzia la bellezza del patrimonio artistico italiano.

Riccardo Bocci, attore che ha recitato in Maraviglioso Boccaccio, ricorda in particolare la grande cura per i dettagli, segno distintivo dei due registi.

Bocci, infatti, dichiara: «C’era una grande attenzione nei confronti di noi attori. Vittorio Taviani aveva molto a cuore la nostra performance e studiava insieme a noi i dialoghi, in modo che ne dessimo la corretta interpretazione».
Si tratta, senza dubbio, di un’affermazione che ben riassume l’approccio registico dei due fratelli, i quali affidano molto della riuscita dei loro film, oltre alla tecnica registica in senso stretto, anche alla direzione degli attori e alle loro performance.

Le loro pellicole, infatti, sono in gran parte incentrate sui personaggi, a partire dalla loro opera prima, che si avvale dell’eccellente interpretazione di Gian Maria Volonté, fino alla loro ultima fatica, Una questione privata (2017), basata sulla figura del partigiano Milton, cui dà il volto un bravissimo Luca Marinelli.

Senza dubbio, negli anni i fratelli Taviani sono sempre rimasti coerenti e fedeli a loro stessi, firmando un cinema che lascia il segno, grazie ai loro tratti distintivi e ai loro obiettivi.

di Giulia Losi