NON PUÒ ESSERE SEMPRE ESTATE di Margherita Panizon e Sabrina Iannucci (2017)

, Opere Prime

Napoli, quartiere San Giovanni a Teduccio, periferia Est. Siamo nel teatro del Centro Asterix, in cui un gruppo di adolescenti si ritrova ogni settimana per provare lo spettacolo Vincenzo De Pretore, commedia di Eduardo De Filippo.

Tra loro spiccano Chiara Stella, Domenico e Alessio, tutti e tre quindicenni. Da subito è evidente l’incontro-scontro con il loro maestro, Nicola, che pazientemente si mette seduto in cerchio con i ragazzi e, di volta in volta, spiega loro i diversi atti dell’opera e cerca di far ragionare tutti sulle motivazioni delle scene che dovranno interpretare.

Quello delle prove è un momento-chiave che ci accompagna durante l’intera durata di questo documentario: i ragazzi non solo memorizzano e ripetono le proprie battute, ma si immergono in un vero e proprio lavoro su sé stessi e sulle loro emozioni.

Nicola fa da guida in questo percorso di ricerca interiore e di scoperta, a volte anche utilizzando toni severi con i ragazzi, per trasmettere loro la giusta grinta e una spinta che possa farli riflettere e crescere, sia in ambito teatrale che “reale”, quotidiano.

Non è certamente casuale la scelta di una commedia come quella che inscena la vita di De Pretore, poiché riflette i possibili contesti in cui i ragazzi potrebbero ritrovarsi nella realtà, soprattutto in una fase delicata come quella dell’adolescenza.

La scelta del bianco e nero crea la sensazione di una storia raccontata in punta di piedi, complice anche la macchina da presa che, durante i 62 minuti, osserva e cattura gli sguardi e i movimenti dei ragazzi, ma non invade in alcun modo i loro spazi.

Sono, inoltre, presenti numerosi primi piani che contribuiscono a rendere lo spettatore partecipe delle emozioni vissute da Chiara Stella, Domenico, Alessio e Nicola.

Le registe di Non può essere sempre estate cercano di esplorare le fragilità e le sensazioni dei ragazzi che, grazie al percorso svolto in teatro, si muovono in un crescendo di pensieri. Nicola è regista dell’adattamento teatrale, ma soprattutto regista del cammino che porterà ognuno dei presenti a un’evoluzione interiore.

Il film, senza alcun intento critico, ha lo scopo di esplorare la vita degli adolescenti della periferia napoletana, realtà difficile e a volte opprimente, e la loro crescita personale fatta di relazioni, racconti e confronto, di coscienza di sé e serenità.

di Ilaria Becattini

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