Fabio&Fabio: dopo “Mine”, debutto in solitaria per Resinaro

Dopo il debutto alla regia di Fabio&Fabio, l’irresistibile duo composto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, brillanti e intraprendenti registi della nuova leva, quest’ultimo ha deciso di dirigere un lungometraggio “in solitaria”.

La pellicola, Dolceroma, è nelle sale da oggi e segue le vicende di uno scrittore squattrinato, interpretato da Lorenzo Richelmy, costretto a lavorare in un obitorio in attesa dell’occasione della vita.

Perciò non gli sembra vero quando un produttore, Oscar (Luca Barbareschi) gli propone di portare sul grande schermo l’adattamento di un suo romanzo. Tuttavia, questo inaspettato dono del destino non si rivelerà altro che un pallido miraggio, con esiti a dir poco disastrosi.

Inutile dire che l’attesa per l’uscita del film è carica di aspettative, soprattutto se si considera il successo di Mine, debutto alla regia di Fabio&Fabio. Il film, una coproduzione di Italia, Spagna e Stati Uniti, ha Armie Hammer come protagonista, un attore già noto per pellicole come The Social Network di David Fincher e Operazione U.N.C.L.E., commedia brillante di Guy Ritchie e Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

La vicenda si svolge nel deserto, un’ambientazione perfettamente resa dagli splendidi panorami di Fuerteventura e caratterizzata da una narrazione minimalista: due marines, dopo un fallito tentativo di assassinio in Nord Africa, fuggono nel deserto.

Uno dei due, Tommy, calpesta una mina antiuomo e rimane orribilmente dilaniato. Il compagno, Mike, tenta di aiutarlo, ma appoggia a sua volta il piede su una mina ed è costretto a rimanere immobile. Tommy, in preda all’agonia, si uccide e Mike deve cavarsela da solo, sospeso fra la vita e la morte e disperso nell’immensità del deserto, in attesa di un insperato aiuto.

Malgrado gli ampi e ariosi scenari in cui è ambientata, la pellicola è decisamente claustrofobica e coinvolge totalmente lo spettatore, che si sente partecipe delle tragiche vicende dell’uomo, costretto a vegliare sul compagno morto, immobile su una mina, preda degli sciacalli e di ogni altro possibile pericolo.

Si tratta senza dubbio di una scelta originale, sapientemente resa e ben sviluppata grazie a un’ottima regia, che, tramite ampie inquadrature, riesce a rendere perfettamente il contrasto fra la sensazione di prigionia del protagonista e l’infinita distesa desertica.

Il film si riallaccia a un filone cinematografico che si basa interamente sulla figura del protagonista, che si trova in una situazione di grande pericolo e deve contare solo sulle proprie forze; tipologia di cui fanno parte, ad esempio, Buried – Sepolto, diretto da Rodrigo Cortés, e Gravity, di Alfonso Cuarón.

Questi film, oltre a tenere lo spettatore incollato allo schermo, in uno stato di totale immedesimazione con il personaggio, sono anche un’affascinante metafora della condizione umana e della sua inesorabile e drammatica solitudine.

E certo Mine non è da meno, anche per gli interessanti risvolti onirici e introspettivi che assume, consentendo di delineare, al di là della pura azione, un protagonista a tutto tondo. Non è un’abilità comune e resta da chiedersi se anche Dolceroma riuscirà a sorprenderci.

di Giulia Losi

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