DUEL di Steven Spielberg (1971)

, Grandi Esordi

Ci sono registi talmente prolifici che, a lungo andare, ci si dimentica delle loro opere prime, ormai schiacciate da un infinito elenco di titoli. Steven Spielberg ne è un esempio lampante.

Nessuno immaginava che l’originalissimo Duel, un modesto film televisivo low budget (450 mila dollari), girato a soli 26 anni, sarebbe stato l’inizio di una folgorante carriera.

Già dalla sinossi emerge la portata innovativa dell’opera: un uomo qualunque, in viaggio di lavoro sulle assolate strade della California, si imbatte in un camion (di cui non si vedrà mai il guidatore), che inizia a perseguitarlo senza alcun motivo apparente, dando inizio a un duello all’ultimo sangue.

Nonostante il film sia ambientato nella contemporaneità, risultano evidenti i richiami alla vecchia Hollywood, dalla recitazione caricata del protagonista, le cui movenze ricordano quelle di Cary Grant, alle inquadrature da film western.

Memorabile è, inoltre, la ripresa del camion che si avvicina lentamente all’automobile, con la sagoma sfocata per il vapore che sale dall’asfalto rovente: quasi come se fosse il villain di un film di Leone che avanza verso l’eroe sfoderando le pistole per il duello finale.

L’elemento più caratterizzante del film rimane comunque l’antropomorfizzazione del camion, trattato come un personaggio a tutti gli effetti.

Il veicolo si muove quasi dotato di volontà propria, impressione accentuata dall’“invisibilità” del guidatore, di cui si vedranno solo un braccio e un paio di stivali da cowboy.

In netta contrapposizione si pone invece il protagonista, di cui non si sa nulla, se non brevi stralci della sua vita, carpiti da una casuale telefonata con la moglie.

Ciononostante, lo spettatore, man mano che il tempo passa e le immagini scorrono sullo schermo, entra in totale empatia con quest’uomo comune alle prese con i piccoli problemi della vita quotidiana, catapultato all’improvviso in una situazione paradossale, che rischia di schiacciarlo come la mole dell’immenso camion che incombe su di lui.

Il film, che per lo stile registico sperimentale, soprattutto se rapportato all’anno di uscita, potrebbe superficialmente sembrare un mero esercizio di stile, è invece molto di più: porta sullo schermo l’eterna lotta fra l’uomo e la macchina, l’ansia dell’uomo moderno schiacciato dai piccoli problemi, ossessionato dal tempo, dipendente e al tempo stesso terrorizzato dalla tecnologia.

Tematiche che rendono questo esordio ancora attuale e lo confermano una piccola perla del panorama cinematografico della New Hollywood.

di Giulia Losi

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