L’EROE (2019) di Cristiano Anania

, Opere Prime

L’eroe è l’ultimo coraggioso progetto della Mescalito Film, casa di produzione e distribuzione indipendente, che costituisce un grande supporto per i giovani registi esordienti. Chi ha colto la palla al balzo, in questo caso, è stato il regista Cristiano Anania, che ha realizzato questa affascinante opera prima, compiendo una scelta originale già a cominciare dal genere. Il film, infatti, è un noir, un genere quasi dimenticato, soprattutto nel panorama cinematografico italiano.

Come lo stesso regista ha dichiarato, il film è incentrato interamente sulla figura del protagonista, Giorgio Pollini, un giornalista squattrinato e animato dal desiderio di raccontare sempre la verità, una qualità non sempre apprezzata. Dopo aver scritto un articolo particolarmente “scomodo”, il volenteroso Giorgio viene confinato nella piccola redazione di un paesino di provincia, dove non succede mai nulla.

Ma sarà proprio in questo paesino da sogno, dimenticato fra i monti, ma affacciato sul mare, che succederà il dramma: un bambino sparisce nel nulla, senza lasciare traccia, e sarà proprio Giorgio a svolgere le indagini per conto della stampa.

Ciò che salta subito all’occhio, guardando le immagini che scorrono sullo schermo, è che si tratta di un film costruito per sottrazione, piuttosto che per aggiunta. Gli eventi e i personaggi vengono delineati con pochi gesti, sguardi, immagini, che lasciano grande spazio al non detto.

La sparizione del bambino, ad esempio, è resa magistralmente con la sola ripresa di una palla che rotola solitaria sul prato, rendendo il silenzio assordante e l’assenza gigantesca e pressante. E sarà proprio il pallone, un innocente gioco di bambino, il filo conduttore dell’intera narrazione, richiamando fra l’altro il capolavoro del noir M, il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang.

Ma questa opera prima è anche un film costruito attraverso i caratteri dei personaggi, resi al meglio grazie a un cast d’eccezione. Cristina Donadio, Enrica Guidi, Fabio Ferrari, Marta Gastini, Vincenzo Nemolato, Paolo Sassanelli e Salvatore Esposito costruiscono alla perfezione delle psicologie complesse e sfaccettate, sorprendenti nella loro umanità e straordinaria normalità.

Estremamente convincente è l’interpretazione di Salvatore Esposito, protagonista della pellicola, che si ritrova alle prese con un one-man-show fatto di gesti e sguardi e dimostra la sua grande capacità di rimettersi in gioco e reinventarsi.

Esposito, infatti, è noto principalmente per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra, un personaggio talmente invadente da risultare difficile da gestire e, soprattutto, da abbandonare. Ma questo giovane attore è riuscito egregiamente nell’impresa, costruendo un personaggio lontano anni luce da quello che lo ha reso celebre: un uomo timido, discreto, impacciato, ma con pesanti fardelli da portare.

Si tratta, dunque, di un film coraggioso, sotto molti aspetti. Per il regista che, in un panorama cinematografico dove la commedia ha sempre la meglio, ha voluto osare con un avvincente noir, per la Mescalito Film, che ha supportato incondizionatamente il progetto di un brillante esordiente, curandolo dalla sua genesi fino alla distribuzione, e per l’eccellente protagonista, che ha rivelato al pubblico un’altra parte di sé.

di Giulia Losi