Elio Petri: da “L’assassino” a “La classe operaia va in Paradiso”. Cronache di un tempo perduto

In occasione della comunicazione delle candidature ufficiali ai David di Donatello, che si svolgeranno mercoledì 27 marzo 2019, il Cinema Maxxi ha organizzato l’evento David di Donatello Legacy, dedicando di volta in volta un’intera giornata a uno dei grandi registi premiati con la famosa statuetta.

Lo scorso 24 febbraio l’omaggio è stato riservato a Elio Petri, che con il suo film La classe operaia va in Paradiso (1971) si è aggiudicato nel 1972 il David di Donatello come Miglior Film e il Premio Speciale a Mariangela Melato. Il film ben rispecchia lo spirito di rivolta e tensione sociale che si respirava in Italia fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta: il biennio 1968-1969 era stato infatti un periodo di fuoco, attraversato da scioperi e proteste operaie contro ritmi di lavoro massacranti e pessime condizioni lavorative.

La classe operaia va in Paradiso è un film che racconta proprio l’altra faccia del boom economico, attraverso la vita di un operaio comune, indagata con grande spirito critico e un approccio quasi documentario. La caratteristica peculiare di Petri è proprio la straordinaria capacità di saper cogliere lo spirito del suo tempo ed esprimerlo attraverso eccellenti opere cinematografiche.

La sua opera prima, L’assassino, risale al 1961 e racconta le vicende di un antiquario, che una mattina viene arrestato, apparentemente senza alcun valido motivo.  Si scopre poi che è accusato di aver ucciso la ex amante.

Il film, che vede come protagonista Marcello Mastroianni, in un’eccellente interpretazione, richiama molto lo stile del noir americano, da Il mistero del falco di Houston a Il grande sonno di Hawks, per via della presenza di una figura femminile sfuggente ed essenzialmente negativa e per l’ambientazione cupa e claustrofobica, rigorosamente in interni.

Il film mostra infatti la notte in cella del protagonista, che mette in discussione la propria vita e riflette su sé stesso. Si tratta, dunque, di un’opera che, oltre al noir, presenta degli affascinanti risvolti psicologici, indagando i turbamenti dell’uomo, i suoi timori e il suo senso di colpa.

Anche con la sua opera prima, che rivela una grande maturità registica, Petri è riuscito a guardare dentro l’animo umano, a sentire il disagio dell’uomo che si sente piccolo e inadeguato rispetto ad un mondo in cambiamento e a descriverlo attraverso un’opera immortale, elevando il sentimento del singolo all’universale.

di Giulia Losi