David di Donatello: sorprese e conferme nelle cinquine della 64ª edizione

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Con poco più di un mese di anticipo dalla cerimonia di premiazione, sono state annunciate martedì 19 febbraio le tanto attese cinquine dei nuovi David di Donatello, i primi dallo storico mutamento del regolamento voluto da Piera Detassis, Presidente e Direttrice artistica dell’Accademia.

L’idea e l’auspicio dell’attuale amministrazione, come affermato anche durante la conferenza stampa, è quello di riuscire a rispecchiare attraverso i premi, un cinema italiano sempre più innovativo, moderno e naturalmente di alta qualità.

Ciò non deve far pensare, comunque, a delle plateali sorprese nella scelta dei maggiori candidati. Andando a scorrere le cinquine, infatti, si ritrovano tutti i grandi titoli di quest’ottima annata cinematografica, dai tre gioielli di Cannes (Dogman, Lazzaro felice, Euforia) alle rivelazioni di Venezia (CapriRevolution e Sulla mia pelle). Unica pesante assenza, forse, quella di Sorrentino nelle categorie di spessore, Miglior Film e Miglior Regia.

Un segnale, invece, certamente positivo da parte di queste cinquine è l’attenzione generale dedicata alle opere prime, vera e propria rivelazione di questa stagione. La terra dell’abbastanza, di Fabio e Damiano D’Innocenzo, infatti, ha ottenuto ben quattro candidature, fra cui quelle alla Miglior sceneggiatura originale e alla Miglior fotografia sono già un altissimo e meritato riconoscimento alla qualità del film.

Parimenti, La Profezia dell’armadillo di Emanuele Scaringi, ha ottenuto la candidatura per la Migliore sceneggiatura non originale, fra i cui autori figura naturalmente anche Zerocalcare.

Più spinosa, invece, rimane la questione della cinquina al Miglior regista esordiente. Con il nuovo regolamento che semplifica le direttive della distribuzione, infatti, è stato possibile accettare la candidatura di un film come Fabrizio De André – Principe libero di Luca Facchini, destinato alla televisione ma passato prima in sala, come evento, per tre giorni.

È rimasta, invece, immutata la regola dell’Accademia secondo cui un film non distribuito non è candidabile e non viene considerato successivamente; motivo per cui Alessio Cremonini, di fatto, è stato candidato per la regia di Sulla mia pelle, nonostante avesse già realizzato la sua opera prima, Border, nel 2013.

Senza nulla voler togliere all’impressionante e potentissimo film sulla vicenda di Stefano Cucchi, interpretato da un magnifico Alessandro Borghi,  è per dovere di informazione e onestà intellettuale che va ribadito che questa norma appartiene solo all’Accademia e che persino a Venezia, dove l’opera ha debuttato quest’estate nella sezione Orizzonti, si è parlato da subito di opera seconda, non di esordio.

Lungi da qualsiasi polemica, la candidatura, comunque, è assolutamente legittima e non contestabile, perché rientra nei parametri specifici ed esclusivi dell’Accademia.

Purtroppo, però, essendoci solo cinque possibilità ufficiali di vittoria nella rosa finale, dalla candidatura in questione rimangono escluse molte altre opere prime che quest’anno sono riuscite a dimostrare la grande ricchezza del cinema italiano, prima fra tutte Manuel di Dario Albertini, lasciato fuori da qualsiasi categoria, ma anche Un giorno all’improvviso di Ciro D’Emilio, che compare nell’unica categoria della Miglior attrice protagonista, per Anna Foglietta in uno dei ruoli più belli e intensi di tutta la stagione cinematografica che si è appena conclusa.

di Valeria Verbaro