Opere prime e libri: un’inestinguibile fonte di ispirazione

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Per un regista o uno sceneggiatore un libro può essere un’ottima fonte di ispirazione. Molti, infatti, sono gli adattamenti cinematografici di romanzi, a partire dal celeberrimo Signore degli anelli, adattamento dell’epica trilogia di Tolkien per la regia di Peter Jackson, a La casa degli spiriti, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Isabel Allende.

I libri, spesso, sono un buon punto di partenza anche per i registi esordienti. Un esempio nostrano, anche particolarmente recente, è quello di Donato Carrisi, la cui opera prima, La ragazza nella nebbia, è l’adattamento di un suo bestseller. Di certo è stata una scelta molto saggia: chi può rendere al meglio le atmosfere e le suggestioni di un romanzo, se non l’autore stesso?

In questo caso, non possono che essere tutti contenti: sia chi non ha mai letto il libro, ma si è trovato davanti un’eccellente opera prima, godendosi ogni colpo di scena, sia i lettori accaniti, che hanno visto una perfetta trasposizione cinematografica.

Questa strada è stata intrapresa anche da attori come Ethan Hawke, che alla sua opera seconda come regista ha deciso di presentare l’adattamento del suo L’amore giovane, un racconto molto sentito, in quanto vede come protagonista un giovane attore in cerca di fortuna, alter ego dell’autore.

Scelta fortunata è stata anche quella di Josie Rourke, coraggiosa regista che ha deciso di debuttare lo scorso 2018 con Mary, Queen of Scots, tratto dalla biografia My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots, scritta da John Guy.

Il film porta sul grande schermo due figure femminili molto forti e la loro instancabile lotta per il potere: Elisabetta I, magistralmente interpretata dalla già candidata all’Oscar Margot Robbie e, appunto, Maria Stuarda, il cui volto è quello di Saoirse Ronan, astro nascente del panorama cinematografico hollywoodiano.

Un altro progetto in cantiere è quello di Kirsten Dunst, che ha deciso di fare un secondo debutto, ma stavolta dietro la cinepresa. L’attrice dirigerà, infatti, la trasposizione cinematografica de La campana di vetro (The Bell Jar), romanzo autobiografico di Sylvia Plath, pubblicato nel 1963 con lo pseudonimo di Victoria Lukas, poco prima del suo tragico suicidio.

L’opera racconta il drammatico percorso di formazione di una ragazza giunta a New York alla ricerca del suo posto nel mondo. Senza dubbio le aspettative sono alte, anche perché era già stato fatto un primo adattamento negli anni ’70, rivelatosi però fallimentare.

In questo caso, tuttavia, le premesse sono ottime, sia per la grande esperienza cinematografica di Kirsten Dunst, già attrice affermata e nota per il suo sodalizio con Sofia Coppola, che l’ha diretta in film come Il giardino delle vergini suicide (sua opera prima) e Maria Antonietta, sia per la scelta della protagonista, l’eccellente Dakota Fanning, che ha avuto la Dunst come collega in pellicole come L’inganno, anche in questo caso diretto dalla Coppola.

Una cosa è certa: i libri non cesseranno mai di essere un’inestinguibile e meravigliosa fonte di ispirazione, da cui partire per costruire affascinanti opere filmiche, di altra natura quindi, ma medesimo impatto.

di Giulia Losi