Berlinale 2019, il punto sugli esordi italiani

Parte oggi la 69ª edizione del Festival del Cinema di Berlino. Un’edizione dal programma più che mai fitto ed eterogeneo, con un’imponente partecipazione di autori conclamati, giovani promesse e altrettante rivelazioni. La stessa kermesse che, lo scorso anno, ha spianato il cammino a La terra dell’abbastanza dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, impostasi più avanti come una delle opere prime italiane per eccellenza dell’ultimo anno, è pronta, anche quest’anno, a ospitare diversi italiani (e tanto più italiane) nelle sezioni più prestigiose.

Oltre alla tanto decantata ultima fatica di Claudio Giovannesi, La paranza dei bambini, adattamento dell’omonimo libro inchiesta di Roberto Saviano, fa già parlare di sé il secondo film di Federico Bondi, dal titolo Dafne, spinosa e tenue ricostruzione di una famiglia prossima alla riscoperta emotiva, primo fra i titoli nostrani ad adornare la categoria Panorama.

Al dramma dai risvolti sentimentali di Bondi si va ad aggregare anche Michela Occhipinti col suo primissimo Il corpo della sposa (Flesh Out), immancabilmente targato Lucky Red alla distribuzione: un esordio “tout court” vista la presenza nel cast della giovane Veida Beitta Ahmed Deiche, finora mai apparsa sul grande schermo.

Il film si pone, fin da subito, come un’inedita rilettura dei rapporti tra donna e corpo, rapportato ai subdoli canoni estetici di cui, in alcuni contesti, si è sempre più succubi. Protagonista della pellicola è, infatti, una ragazza della Mauritania, lavoratrice in un beauty center, ancora poco pronta al grande e imprevedibile passo che la attende: un matrimonio (forse mai voluto), che le impone un drastico cambiamento fisico, tutto per soddisfare gli sguardi che la attorniano e per sentirsi così “integrata”.

Un esordio intimo dalle ambizioni universali, meritevole di particolare riguardo. Al lavoro della Occhipinti fa eco il quarto film documentario di Agostino Ferrente, Selfie, interessante affresco sul rione Traiano di Napoli, raccontato da due adolescenti del posto, muniti di smartphone. Un racconto tanto grezzo nella visuale quanto genuino nella resa, che delinea una realtà del tutto nuova, incompiuta nell’immaginario, da scoprire e riscoprire.

Ci sarà tanto da dire anche dell’opera prima documentaria di Adele Tulli, trentasettenne con un breve passato da cortista e co-sceneggiatrice (da annoverare il suo modesto apporto di scrittura nella seconda fatica di Silvio Muccino, Come te nessuno mai). Col suo Normal l’autrice traccia un vorticoso e intrigante excursus su genere e sessualità, declinandolo in base ai gesti e ai ruoli che determinano l’identità dei singoli. Un viaggio nell’Italia di oggi, un Paese relegato ancora a pregiudizi e ai suoi precetti di “normalità”, che tenta di sviscerare nuove prospettive verso le costruzioni identitarie.

Il protagonismo tutto al femminile delle esordienti italiane sembra, per ironia, riflettere lo spirito dell’edizione: da Juliette Binoche Presidentessa di Giuria (composta, per il resto, da Justin Chang, Sandra Hüller, Sebastián Lelio, Rajendra Roy e Trudie Styler), passando per il film d’apertura The Kindness of Strangers, a firma della danese Lone Scherfig, fino al già annunciato Orso d’oro alla Carriera a Charlotte Rampling, memorabile volto di capolavori quali La caduta degli dei del nostro Luchino Visconti o Il Verdetto di Sidney Lumet. Ben undici le giornate che si susseguiranno da oggi (dal 7 al 17 febbraio), a suon di anteprime, rassegne, retrospettive e appuntamenti di grande cinema.

di Francesco Milo Cordeschi