RIDE di Valerio Mastandrea (2018)

, Opere Prime

Il diritto di stare male. È quello su cui si sofferma Ride, opera prima di Valerio Mastandrea, presentata in anteprima al Torino Film Festival 2018 e uscita nelle sale lo scorso 29 novembre.

Un film a tratti surreale, in equilibrio, dall’inizio alla fine, sul sottile filo del tragicomico e del drammatico. Una perfetta messa in scena del linguaggio attoriale dello stesso Mastandrea, che ha scelto come protagonista la sua compagna di vita Chiara Martegiani, che interpreta Carolina, una giovane donna colpita dalla morte improvvisa del marito, vittima di un incidente sul lavoro.

Costretta a metabolizzare improvvisamente un lutto così importante, alle prese, giorno e notte, col vano tentativo di piangere, Carolina si ritrova sola, seppur circondata da visitatori e da un figlio a cui dar conto. Il piccolo appartamento in cui vivono sembra restringersi, nel corso dei 90 minuti, e togliere, a poco a poco, l’aria allo spettatore, sempre più partecipe grazie, soprattutto, alla mimica dolorosamente “vuota” della Martegiani.

Ride è un esordio con cui Mastandrea ha deciso di non sottovalutare il suo pubblico, in cui è chiara la scelta precisa di fare un film non per forza “spiegato”. Un film che va dritto al punto, dedicato “a chi resta”, e che mostra quanto la forza mediatica non aiuti il dolore di chi è vittima di queste disgrazie ma, anzi, li privi della necessità di stare male con se stessi, a modo proprio, con i propri tempi.

Il regista tiene visibilmente conto della sua esperienza attoriale. Ciò emerge chiaramente dalle inquadrature psicologiche dei singoli personaggi e da una regia capace di farsi portatrice di una maturità umana e cinematografica fuori dal comune.

di Valeria Tuzii

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