MARIA REGINA DI SCOZIA di Josie Rourke (2018)

Nel microcosmo delle opere prime, spesso necessariamente alimentato dalle produzioni indipendenti, un budget da 25 milioni di dollari, come quello di Maria regina di Scozia, è già di per sé un’utopia, un’incredibile opportunità che scatena aspettative altissime, soprattutto se dietro la macchina da presa, in un periodo così delicato per le questioni di genere, si trova una donna.

Sulla carta, una storia di potere tutta al femminile si candida automaticamente a essere la storia dell’anno. Se poi si considera che le due interpreti scelte da Josie Rourke per incarnare Maria Stuarda ed Elisabetta I sono rispettivamente Saoirse Ronan e Margot Robbie, il successo o almeno l’attenzione da parte di pubblico e critica sembrano assicurati.

Il film, invece, si incancrenisce proprio nel femminismo spicciolo di fondo, finendo per trascurare la coerenza della narrazione e la psicologia dei personaggi. Pur di affermare con forza la resilienza delle due donne in un mondo dominato da soli uomini, si accontenta di un’ideologia superficiale, che apre facilmente la strada a interpretazioni fuorvianti, opposte a quello che vuole essere il nobile messaggio dell’opera.

È così, per esempio, che l’Elisabetta di Margot Robbie diventa principalmente una donna ossessionata dall’aspetto e dall’idea della bellezza, sottintendendo che la ragione della sua solitudine e del suo nubilato politico sia, in fondo, da ricercare nell’idea di non sentirsi abbastanza attraente per sposare un uomo interessato a lei e non al suo trono.

Parallelamente Maria Stuarda, così all’apparenza disinibita, libera e indomabile, soccombe gradualmente a ogni regola e sopruso impostole dalla schiera di uomini, in realtà rozzi e deboli, che la circondano. La protagonista stessa, inoltre, è soggetta a mutamenti psicologici così repentini, e interni anche a una stessa scena, da credere che Josie Rourke non sia stata in grado di dirigere Saoirse Ronan verso il personaggio che aveva in mente, o che quest’ultimo fosse stato scritto in modo poco coerente.

Ciononostante, è doveroso almeno riconoscere a questo film l’enorme dispiego di mezzi necessario a rendere plausibile l’atmosfera del XVI secolo. Molto belle, ad esempio, le riprese in esterno, fra i castelli della Scozia. La scenografia molto curata, inoltre, sottolinea e valorizza le figure delle due donne, già impreziosite da costumi, acconciature e trucco talmente accurati da aver ricevuto meritate nomination agli Oscar.

Nel complesso, purtroppo, Maria regina di Scozia è un film che delude per l’incapacità di trovare un equilibrio fra la rappresentazione storica e la volontà di raccontare il presente, finendo per arenarsi in inutili luoghi comuni.

Dal punto di vista formale, tuttavia, va apprezzato per la complessità, mai scontata, che comporta un film in costume, che va da aspetti quantitativi, come la gestione di numerose comparse in cotta di maglia o corsetti, ad aspetti qualitativi, come la creazione estetica credibile di un mondo ormai lontano.

di Valeria Verbaro

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