Opere prime politicamente scorrette: Kids e Gummo

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Il cinema è un mezzo di comunicazione molto potente e non sempre semplice da usare per esprimersi liberamente. Proprio a causa delle sue eccezionali potenzialità comunicative, è difficile non produrre contenuti che possano in qualche modo disturbare, infastidire o scandalizzare. Alcuni registi, però, decidono di provocare volutamente il pubblico seguendo la classica regola: “Non è importante che se ne parli bene, ma che se ne parli”. Fra questi, spiccano i nomi di Larry Clark e Harmony Korine, che debuttano sul grande schermo negli anni Novanta, stringendo, fra l’altro, un sodalizio che si rivelerà particolarmente prolifico.

Larry Clark debutta infatti nel 1995 con Kids, scritto proprio da Harmony Korine. Il film racconta la giornata di alcuni adolescenti nei bassifondi di New York, che conducono una vita a dir poco dissoluta, fra droghe, violenza e sessualità libera e disordinata. Già la prima scena intende colpire lo spettatore, suscitando un senso di disagio: il giovanissimo Tally seduce una sua coetanea, Jenny, adulandola con promesse e complimenti che già suonano totalmente falsi. Il distacco di Tally e i suoi modi navigati provocano stupore e ribrezzo, proprio perché sono compiuti da un ragazzo giovanissimo, quasi un bambino. Il resto della pellicola procede su questa falsariga, mostrando i ragazzi che vagano per la città  in una loro giornata-tipo. La cinepresa li segue con occhio distaccato, conferendo al film un’aria da documentario senza filtri o censure.

Ancora più estremo è Gummo (1997), che vede l’esordio alla regia di Harmony Korine. Ambientato in un comune cittadina americana devastata da un uragano (“Gummo”, appunto). Esso mostra le vite di due ragazzini, che si muovono in uno scenario apocalittico, conducendo una vita sregolata e violenta. Il giovane regista fa di tutto per suscitare ribrezzo nello spettatore: chiama in causa ogni possibile tematica scottante, dalla violenza sugli animali a quella su persone inabili.

Si tratta di certo di due pellicole crude, eccessive, che però urlano in faccia al pubblico tutto il disagio del degrado sociale. Non a caso i due registi hanno esordito negli anni Novanta, un decennio difficile, in cui, dopo l’entusiasmo e la leggerezza degli anni Ottanta, si è cominciato a percepire il sentore di marcio all’interno di una società corrotta e superficiale, che ha trascinato nella perdizione anche le nuove generazioni.

Queste ultime, specialmente in contesti disagiati, sembrano attratte inevitabilmente verso il baratro. Forse è proprio questo che colpisce e turba tanto nel film: i protagonisti dei due film sono tutti giovanissimi e compiono atti di violenza e dissolutezza generalmente associati agli adulti, dimostrando la tragica e inevitabile perdita della loro innocenza.

di Giulia Losi

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