EDHEL di Marco Renda (2018)

, Opere Prime

È un esordio coraggioso, imperfetto e sognante, quello di Marco Renda, che si nutre dellimmaginario fantasy nordico per arrivare a raccontare lisolamento sociale di una strana ragazzina dalle orecchie a punta.

Allindomani della perdita del padre, la giovane Edhel (che nel linguaggio tolkeniano significa elfo), interpretata da Gaia Forte, fa i conti con un quotidiano difficile e solitario, tra lincomunicabilità con la madre e il bullismo di cui è vittima a scuola.

A peggiorare la situazione, la malformazione di cui soffre Edhel (padiglioni auricolari elficiappuntiti) la costringe a nascondersi sotto sgargianti cappucci, esponendola alle prese in giro dei compagni di scuola, che diffidano del suo temperamento introverso e sfuggente.

Lincontro con il bidello Silvano, giovane strampalato con la passione per i giochi di ruolo e i fumetti, condurrà Edhel a mettere in discussione i confini della sua realtà claustrofobica e a perdersi nellimmaginazione.

In un panorama italiano piuttosto restio alle incursioni in generi non tradizionali, come la fantascienza o il fantasy (fatti salvi rari casi, come Il ragazzo invisibile e Lo chiamavano Jeeg Robot), Renda sceglie un soggetto per niente facile (ladolescenza), forte della fiducia della Vinians Production, realizzando un film di sincera ingenuità fanciullesca, a cui le ottime performance degli attori regalano credibilità e una certa dose di realismo, senza riuscire a sopperire del tutto ai limiti del budget e agli inciampi stilistici.

Come in un racconto del Bestiario di Cortázar, il magico si manifesta in Edhel sotto forma di elemento weird, che contagia una realtà altrimenti ordinaria: un paio di orecchie surreali pronte ad essere riportate alla normalità da una costosa operazione chirurgica.

Laltrove rimane solamente evocato, attraverso le parole di Silvano, e grazie al suo cavallo (non a caso porta il nome del traghettatore per eccellenza: Caronte), che spingono Edhel a scoprire lesistenza di portali magici e di varchi tra i vari mondi: il nostro e laltro, dove la sua deformità diventa dono, simbolo di appartenenza e riscatto.

Tuttavia, come ricorda linsegnante di equitazione Ermete, «il male è sempre in agguato, ragazzina». Il negozio di fumetti di Silvano rimarrà un “Forbidden Planet”, e l’esplorazione di Edhel sarà ancora una volta solitaria, misteriosa e spirituale, lasciando sconosciuto il fuoricampo magico e riportandola nell’abbraccio materno (di una splendida Roberta Mattei, incredibilmente somigliante alla giovane protagonista), a ricomporre il quadro familiare in piena elaborazione del lutto.

di Carlotta Centonze

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