ROBIN HOOD: L’ORIGINE DELLA LEGGENDA di Otto Bathurst (2018)

Robin Hood: L’origine della leggenda è l’esordio sul grande schermo di Otto Bathurst, regista televisivo di grande successo, che ha diretto, fra gli altri, alcuni episodi di Black Mirror e Peaky Blinders, oltre al film televisivo Margot del 2009.

Il film si apre con una chiara dichiarazione di intenti: Dimenticate la storia. Questo perché la pellicola non ha alcuna intenzione di avere un’attendibilità storica. Anzi, la trama originaria viene quasi completamente stravolta a beneficio di una riflessione sul mondo contemporaneo.

Il protagonista, Robin di Loxley (Taron Egerton), è un giovane Lord partito per le crociate, abbandonando così la sua casa e la bella moglie, Lady Marian (Eve Hewson). Una volta tornato in patria, però, trova il suo mondo completamente stravolto. La confusione della guerra ha portato a una fuga di notizie sbagliate, per cui Robin risulta fra i soldati deceduti.

Il castello è in rovina e sotto sequestro per ordine dello sceriffo di Nottingham, mentre Marian lavora in miniera e ha sposato un altro uomo, Will Scarlet (Jamie Dornan), punto di riferimento e guida del popolo oppresso dalle tasse.

Robin, ormai solo e impotente, trova un mentore nel moro Little John (Jamie  Foxx) che, resosi conto del suo valore, gli offre aiuto per poter ribaltare la situazione, non solo sua, ma di tutta Nottingham, schiacciata sotto il giogo del terribile sceriffo (Ben Mendelsohn). È così che il giovane Lord diventerà il leggendario ladro Robin Hood.

La pellicola è, dunque, una rivisitazione dell’ormai più che nota storia di Robin Hood, che è stata proposta in moltissime versioni cinematografiche, dal celeberrimo cartone animato della Disney al film interpretato da Kevin Costner, ormai quasi un classico.

Eppure, la storia di Robin Hood continua ancora ad affascinare il pubblico moderno e Otto Bathurst ha saputo cogliere al volo questa occasione, offrendoci il classico in una veste del tutto nuova e originale, non priva, certo, di trovate commerciali che strizzano l’occhio all’industria hollywoodiana e alla cultura pop degli ultimi anni (la “divisa” da ladro di Robin è un chiaro riferimento al videogioco Assassin’s Creed).

Il film, che non ha alcuna pretesa di carattere culturale, si presenta come un prodotto commerciale e d’intrattenimento molto curato, che ci regala una narrazione avvincente e degli attori perfettamente nel ruolo. Interessante, in particolare, l’evoluzione di Taron Egerton da ragazzo smarrito e sprovveduto a coraggioso ribelle, oppure l’interpretazione di Jamie Foxx nei panni di un mentore dal passato tormentato.

La pellicola, inoltre, si presenta incredibilmente attuale e mostra dei chiari riferimenti alla società odierna. Le scene di massa degli scontri tra popolo ed esercito, ad esempio, ricordano molto da vicino le immagini di cronaca di manifestanti che si scagliano contro poliziotti in tenuta antisommossa, per non parlare dei moltissimi riferimenti alla politica internazionale, disseminati qua e là in tutta la narrazione e che diventano evidenti man mano che ci si avvicina alla conclusione.

Questo Robin Hood è un prodotto decisamente ben confezionato, un film di puro intrattenimento, ma che sfrutta questa sua peculiarità per lanciare un chiaro messaggio di riflessione sul mondo contemporaneo, in modo leggero e scanzonato.

di Giulia Losi

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