FOR A HAPPY LIFE di Salima Glamine e Dimitri Linder (2018)

For A Happy Life, opera prima dei registi belgi Salima Glamine e Dimitri Linder, è stato presentato in Italia in concorso ad Alice nella città, sezione parallela e indipendente della Festa del cinema di Roma.

Il film racconta la vicenda di due giovani ragazzi innamorati ma appartenenti ad etnie diverse, Mashir (Zeerak Cristopher) ed Amel (Sofia Lesaffre), che da un anno e mezzo portano avanti di nascosto la loro storia.

Sin dai primi minuti si pone l’accento, seppur in maniera discreta, sul tema dei matrimoni combinati e dell’avversità delle famiglie dei protagonisti nei confronti del loro amore; agli occhi dei familiari è semplicemente impensabile che un ragazzo pakistano e una giovane algerina siano destinati a stare insieme.

Quello che si dipana di scena in scena e con un ritmo sempre più incalzante è quindi un dramma familiare, ma soprattutto sociale, che sembra ostacolare in ogni momento la serenità e la passione dei due ragazzi, specialmente nel momento in cui si scopre che Mashir è promesso in sposo alla cugina di Amel, Noor (Atiya Rashid), da poco trasferitasi a vivere nel loro stesso quartiere.

Da questo momento in poi il film è un susseguirsi di tensioni emotive che tengono lo spettatore col fiato sospeso. Capace di mostrare il punto di vista di entrambi i protagonisti, il film permette al pubblico di condividere la stessa incertezza sul futuro e la stessa paura per quello che potrebbe accadere se la verità venisse rivelata alle famiglie, portando scompiglio e generando una catena di conseguenze inevitabili.

La paura e il senso di frustrazione che accompagnano l’intera vicenda trovano la giusta espressione nella scelta di riprese semplici ma al contempo efficaci: il film è costellato da primi piani intensissimi sia sui protagonisti sia sugli altri personaggi, in particolare sul padre di Amel (Pascal Elbé), che creano un’intensa connessione fra spettatore e personaggi, favorendo l’immedesimazione. La macchina da presa si addentra inoltre nei pensieri dei due adolescenti e li segue nei loro sguardi, nei baci rubati per paura di essere scoperti, negli abbracci interminabili che li fanno sentire al sicuro.

Si tratta quindi di un film profondo, arricchito dalla recitazione degna di nota della ventunenne Sofia Lesaffre, capace di far riflettere raccontando la più pura sfumatura dell’amore che cerca di sconfiggere le pressioni della comunità, senza dietrologie né giudizi sulle ingiustizie narrate.

di Ilaria Becattini

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