MARTESA: THE MARRIAGE di Blerta Zeqiri (2017)

Il passato è una terra straniera, dominata dalle ombre della memoria e talvolta oscurata dai segreti. In Martesa: The Marriage, film d’esordio della regista kosovara Blerta Zeqiri, il passato nazionale si intreccia con quello personale dei protagonisti, nella dolorosa rappresentazione di una società schiacciata dai pregiudizi, etnici, religiosi e sessuali, e dalla pesante eredità della guerra che ancora tormenta i vivi.

Bekim e Anita stanno ultimando i preparativi del loro matrimonio, quando un vecchio amico dello sposo, Sol, torna in città mettendo in discussione il rapporto tra i due. Entrambi hanno alle spalle una storia non conclusa, che continua a produrre effetti destabilizzanti sulle loro vite. Anita cerca da anni i resti dei genitori morti durante la guerra, sempre presente nelle conversazioni come a scandire il tempo. Per Bekim, invece, il passato porta il nome del suo primo grande amore, Sol. Il matrimonio rappresenta quindi una possibilità di fuga dalla propria solitudine e inadeguatezza e l’occasione per accontentare le pressanti aspettative sociali.

Il ritorno di Sol segna la costruzione di un triangolo impossibile di vittime, legate da un inesorabile destino di infelicità che aleggia su tutto il film. Le scenate tra gli amanti (Bekim/ Anita, Bekim/Sol), non sono che rare scintille in un’esistenza ordinaria, in cui Bekim affonda come nelle sabbie mobili. Incapace di concepire una vita diversa da quella che gli è stata insegnata, si conforma senza essere fedele a se stesso, finendo così per tradire la propria natura e il proprio desiderio, interiorizzando l’omofobia e il machismo da cui si sente rifiutato.

Primo film a tema LGBT mai realizzato in Kosovo, presentato in anteprima mondiale al Tallin Black Nights, Martesa: The Marriage è un esordio convincente e necessario, che sfida la morale di un paese a prevalenza musulmana di etnia albanese, dove gli appartenenti alla comunità LGBT sono ancora un gruppo fortemente marginalizzato. Non a caso, solamente a ottobre del 2017 si è svolto il primo gay pride kosovaro.

Dopo cinque anni di lavorazione, grazie allo straordinario lavoro interpretativo degli attori protagonisti e alla scrittura fluida e naturale, la regista Blerta Zeqiri riesce nell’intento di costruire un dramma realistico che oltrepassa i confini della tematica omosessuale.

A un primo sguardo, lo stile del film potrebbe sembrare anonimo, le immagini scure e la tecnica documentaristica poco originale, se non fosse che proprio tali elementi, senza indebolire il film, contribuiscono a riportare sullo schermo lo squallore e il grigiume di un paese in fase di ricostruzione, democratica, sociale e morale, dalle macerie.

Percorsi narrativi ampiamente trattati dal cinema europeo contemporaneo assumono così una valenza politica, e una forza inusuale. L’amore appassionato di due uomini rompe un silenzio primitivo e, nella sua rappresentazione più sobria, squarcia il velo dell’omertà.

di Carlotta Centonze

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