Fritz Lang: un genio misterioso

Questa settimana sarebbero 128 anni per lo straordinario regista Fritz Lang. Il 5 dicembre 1890 nasceva, infatti, quello che sarebbe diventato uno dei più grandi maestri della storia del cinema, autore, fra gli altri, di Metropolis (1927), una delle opere simbolo del cinema espressionista. Ma quali sono stati gli esordi di Lang? Tuttora sono avvolti dal mistero.

Il suo primo film, Halbblut (1919), è andato perduto. Di questa misteriosa pellicola conosciamo solo la trama parziale: una tragica storia d’amore fra un bianco, Edward, e una prostituta meticcia, Juanita, che, insultata da un amico del marito per le sue origini, medita una terribile vendetta. Nonostante si trattasse di un film muto, presentava probabilmente notevoli elementi di novità, a cominciare dalla riflessione, seppur acerba, sulla tematica del diverso.

Il secondo film di cui abbiamo traccia, anche in questo caso perduto, è Il padrone dell’amore, sempre del 1919. Anche a proposito di questa pellicola, le informazioni sono minime. Si sa solamente che il film aveva una durata di 60 minuti e che raccontava di una tragica storia d’amore.

A causa delle scarse informazioni che abbiamo a disposizione, non possiamo davvero sapere quale fosse l’opera prima del grande regista. Quel che è certo è che il primo film giunto fino a noi pressoché integro è I ragni: il lago d’oro, una pellicola sempre del 1919, della durata di 130 minuti, che racconta le avventure di un velista miliardario alla ricerca di un favoloso tesoro inca. Il film è particolarmente sontuoso nelle scenografie e negli allestimenti, realizzati con grande cura, anche dal punto di vista dell’attendibilità storica, per la quale Lang si era rivolto a Heinrich Umlauff, direttore del Museo Etnografico di Amburgo.

L’opera è dunque uno dei primi, veri kolossal d’intrattenimento, con un chiaro fine commerciale. Lo stesso Lang aveva dichiarato che il film avrebbe dovuto essere parte di un gigantesco film a puntate, che avrebbe richiesto la programmazione in più serate. Ogni film sarebbe stato, quindi, parte di un’unica opera cinematografica, alla stregua delle odierne serie tv, o, più semplicemente, come vari sequel.

Dopo il 1919, un anno evidentemente molto prolifico per il regista, Lang non si è più fermato, avviando una carriera cinematografica segnata da innumerevoli lungometraggi e altrettanti riconoscimenti. È affascinante vedere come Lang sia stato anche in grado di cimentarsi con generi diversi, dall’avventura al dramma, alla distopia, per poi arrivare al noir con capolavori come Dietro la porta chiusa (1947), che nelle scenografie, nella recitazione e nell’atmosfera cupa e a tratti onirica non ha dimenticato la lezione dell’Espressionismo tedesco.

Ma uno dei film più iconici del regista è senza dubbio M – Il mostro di Düsseldorf (1931), un inquietante thriller su un serial killer di bambine, basato sui terribili fatti di cronaca riguardanti i due criminali Haarmann e Kürten, nella Germania degli anni ’20. Il film è straordinario, non solo per l’aspetto tecnico e per l’eccezionale interpretazione del killer del grande caratterista Peter Lorre.

È un capolavoro anche per la capacità del regista di rendere il sonoro, appena introdotto nel cinema, parte integrante della trama, come nella scena in cui l’assassino viene identificato grazie al motivetto che fischietta in continuazione e che diventa, pertanto, il leitmotiv identificativo del personaggio.

Proprio per le sue grandi intuizioni, Fritz Lang è stato indubbiamente uno dei più grandi registi della storia del cinema ed è affascinante pensare che i suoi esordi rimangano ancora misteriosi. Quello che resta da chiedersi è, se prima o poi, riusciremo davvero a fare chiarezza e a godere della visione di altre sue opere.

di Giulia Losi

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