LA PARTITA di Francesco Carnesecchi (2018)

, Opere Prime

Dopo una lunga gestazione, l’esordio al lungometraggio di Francesco Carnesecchi è stato presentato al RIFF 2018, alla presenza dell’incredibile cast.

Accanto ai giovani attori che popolano il campetto di periferia su cui si gioca la fatidica partita del titolo, infatti, figurano nomi di spicco come Francesco Pannofino, Alberto Di Stasio e Giorgio Colangeli, sui cui ruoli si incentra la componente più drammatica del film.

Intorno ai novanta minuti di gioco, in continui e a volte improvvisi cambi di tono e atmosfera, si snoda una serie di questioni, soprattutto morali, che crea la netta frattura tra l’innocenza dei ragazzi e il marciume dello spicchio di periferia rappresentato.

L’idea di fondo, mutuata dall’omonimo cortometraggio di Carnesecchi, è lineare ed efficace, arriva facilmente al pubblico ed è anche resa visivamente attraverso uno stile di regia molto fisico e percettivo. La macchina da presa lascia parlare gli oggetti che popolano il piccolo mondo intorno al campo da calcio e, oltre ad affidarsi all’ottima fotografia di Stefano Ferrari, crea un suo particolare linguaggio alternando, per esempio, in base a ciò che la situazione richiede, la concitazione della macchina a mano in mezzo al campo e la fluidità delle riprese dal drone.

In generale, tuttavia, il film presenta ingenuità forse inevitabili in un esordio. Fra queste, in primo luogo, la continuità e la concatenazione cronologica degli eventi che spesso non sono chiare, a parte nell’abile plot twist finale. In altri termini, alcune lacune in fase di scrittura, non permettono di riconoscere immediatamente i flashback, generando quindi l’impressione che vi siano, invece, errori di montaggio o incongruenze anacronistiche.

Nel complesso, comunque, non si possono negare le potenzialità e del lavoro di Carnesecchi e della giovane troupe che l’ha accompagnato nell’insidioso percorso dal corto al lungometraggio. Non resta che aspettare il riscontro del grande pubblico.

di Valeria Verbaro

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