HOT SUMMER NIGHTS di Elijah Bynum (2017)

È il 1991 e Daniel è costretto a trascorrere le vacanze estive a Cape Cod. Non conosce nessuno e fatica ad ambientarsi, almeno fino all’incontro con Hunter e McKayla. Il primo, spacciatore di erba, classico ragazzaccio dal fascino irresistibile; la seconda bella e impossibile, il sogno irrealizzabile di tutti i coetanei. Il caso beffardo vuole che i due siano proprio fratello e sorella, non più in buoni rapporti a causa della vita sregolata condotta da Hunter. Inizia quindi una storia di droga, amore e bugie: Daniel e McKayla si innamorano ma allo stesso tempo lui , contro il volere di lei, diventa uno spacciatore insieme ad Hunter. Quest’ultimo, geloso della sorella, si oppone alla loro relazione e Daniel, incapace di rinunciare a uno dei due fratelli, preferisce mentire ad entrambi. L’equilibrio precario di questo triangolo non è destinato a durare molto e gli eventi inevitabilmente precipitano nel finale del film.

Hot Summer Nights rientra in quel filone nostalgico che tanto permea la recente cinematografia americana. La visione di Terminator 2 e l’inserimento di brani musicali anni Novanta concorrono alla creazione di un’atmosfera lontana ma ben presente nei ricordi dello spettatore. A ringiovanire il tutto ci pensa il cast. Maika Monroe, Alex Roe e la stella del momento, Timothée Chalamet, cui è affidato il ruolo del protagonista, realizzano una buona prova attoriale, nonostante la scrittura dei loro personaggi non sia molto approfondita. Daniel, McKayla ed Hunter sono infatti degli stereotipi, e lo restano durante tutto il film.

L’aspetto più carente della sceneggiatura riguarda in modo particolare i dialoghi, poveri, banali, incapaci di farci conoscere i personaggi oltre le loro apparenze.

In generale tutto il film non riesce a evolversi, nonostante le aspettative poste già all’inizio. Gli ottimi primi quindici minuti infatti, catturano lo spettatore grazie a una regia dinamica e divertente. Andando avanti, però, la narrazione perde il suo entusiasmo, portando anche lo spettatore a perdere l’empatia nei confronti dei protagonisti. A ciò contribuisce anche la decisione di affidare la voce narrante ad un personaggio che vediamo solo nel finale del film, un personaggio che, come noi, non prende parte all’azione e non vive gli avvenimenti ma li guarda da lontano, attraverso una finestra chiusa.

Nonostante i suoi difetti Hot Summer Nights è comunque un film piacevole e a tratti divertente. Bynum è dopotutto un regista esordiente, perciò non resta che aspettare il suo prossimo film per vedere come riuscirà a crescere e a migliorarsi.

di Alice Romani

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