SOLEDAD di Agustina Macri (2018)

1997. Per riscattarsi da un passato burrascoso, Maria Soledad Rosas, ventitreenne argentina, arriva in Italia insieme alla sua amica Silvia. Cercando un posto in cui trascorrere le sue settimane a Torino, si rivolge alla Federazione Anarchica Italiana che la indirizza al gruppo degli squats torinesi.

Da subito è evidente il forte legame che stringe con uno dei ragazzi occupanti, Edoardo Massari, conosciuto come Baleno (interpretato da un magnetico Giulio Corso), che la porterà a unirsi al sabotaggio del cantiere della linea TAV in Val di Susa, contestata per i potenziali danni, in primis ecologici, che avrebbe arrecato all’area naturale circostante. Dopo alcuni attacchi rivendicati da un altro gruppo, quello dei “Lupi Grigi”, le forze dell’ordine sgomberano l’Asilo Occupato e iniziano una vera e propria guerra nei confronti degli squatters a cui Soledad si è legata; è così che lei verrà poi arrestata insieme a Baleno e Silvano Pelissero (Marco Cocci).

Quella che si compie sin dal principio è quindi un’enorme ingiustizia nei confronti dei tre anarchici, messi alla gogna dai mass media e accusati di partecipazione a banda armata, poi trasformata in associazione sovversiva, detenzione di armi e di esplosivo, furto e ricettazione.

Le false accuse e le indagini pressanti porteranno al suicidio in carcere di Baleno, il 26 marzo 1998, e a quello di Soledad, impiccatasi l’11 luglio dello stesso anno, nei locali in cui scontava gli arresti domiciliari. A segnare il corso di questa drammatica storia che, ancora oggi, non ha trovato la sua conclusione, è quello che verrà poi definito un suicidio-assassinio di Stato.

Presentato in anteprima nella sezione Panorama di Alice nella Città, durante la festa del cinema di Roma 2018, il film prende spunto dal libro “Amore e anarchia”, dell’argentino Martín Caparrós e  costituisce un memorabile esordio alla regia per Agustina Macri. L’opera prima, infatti, è di una potenza visiva ed emotiva devastante: il film ripercorre le vicende dei protagonisti soprattutto seguendo il punto di vista di Sole e Baleno e del loro potente amore, soffermandosi su intensi primi piani di Vera Spinetta, rivelatasi una delle attrici più promettenti e talentuose del panorama cinematografico contemporaneo, grazie a questa straordinaria performance.

Ciò che si può inoltre apprezzare nel film è lo sguardo imparziale della regista che racconta gli eventi così come sono avvenuti senza dare adito a giudizi o retoriche, anzi dando modo allo spettatore di lasciarsi trasportare dalla forza della storia, in cui ci si immerge per tutti e cento i minuti ricchi di più scene degne di nota, struggente quella di Soledad che entra nell’obitorio per vedere il corpo di Baleno.

“Un ideal, un amor, una injusticia”, recita l’headline promozionale. Soledad e Baleno sono morti per un ideale, restando uniti nell’amore e nella morte. Se lo rimarranno per sempre è anche grazie a questo film.

di Ilaria Becattini

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.