Coaching – Il processo del lavoro: creare fiducia e sinergia su un set

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Si è tenuta a Roma, lo scorso lunedì, presso l’ex Dogana una masterclass ravvicinata che ha visto protagonisti l’acting coach Andrea Calbucci, il regista Ciro D’Emilio e l’interprete Anna Foglietta. Rispettivamente cuore, mente e carne di Un giorno all’improvviso, esordio del regista scafatese che debutterà in sala a partire da giovedì 29 novembre 2018.

L’iniziativa è stata una straordinaria occasione per conoscere nel dettaglio il ruolo e la rilevanza dell’acting coach in quanto figura professionale, e collaterale, nell’ambito di un processo di lavoro collettivo quale quello della cosiddetta “messa in scena”. Come rendere credibile, viva e sincera una prova attoriale, per far sì che sia funzionale a ciò che si racconta?

La risposta risiede in un simpatico neologismo coniato dallo stesso D’Emilio: la «messa in carne», qualcosa che avviene ancor prima dell’anzidetta messa in scena. «La relazione su un set è fondamentale per portare alla massima espressione il testo» spiega D’Emilio: «Questo è un elemento imprescindibile per il lavoro sui personaggi e sui vettori emotivi che li legano o li oppongono. L’attività di coaching deve andare nella stessa direzione del testo e degli intenti del regista, facilitando così la sinergia e la “messa in carne” del testo».

Il coaching solidifica l’alleanza tra autore, produttore e attore, istituendo un sodalizio imprescindibile per valorizzare appieno l’anima di un progetto. «La natura del successo di un’arte collettiva, come possono essere il cinema o il teatro, è la collaborazione» sottolinea Andrea Calbucci: «Solo così possono davvero emergere le singole individualità di chi investe su un unico lavoro».

Un aspetto quest’ultimo che, specie se si osservano quelle che sono le dinamiche tipiche di un set, in cui l’imprevisto non tarda mai a palesarsi, assume la sua esclusività nel giusto investimento del tempo. A tal proposito, e a piene ragioni, D’Emilio, che è anche docente di regia presso l’Accademia del Cinema Renoir, non ha esitato a ribadire ad alcuni dei suoi allievi presenti: «Sul set è il tempo che comanda. Quando si hanno meno risorse degli altri, e quindi non puoi permetterti di sforare, si fa sentire ancora di più.

Metterlo in valore è, quindi, la giusta chiave per lavorare serenamente, con e per tutti, e portare a casa un bel risultato. Quando ho conosciuto Andrea, abbiamo lavorato direttamente sul testo e ancora non avevo del tutto chiaro quale fosse il suo ruolo. È stato il lavoro sul set che mi ha fatto davvero scoprire su cosa dovevamo lavorare con gli attori: valorizzare a tutti gli effetti la relazione tra i personaggi.

La nostra è diventata quindi un’autentica equipe, un insieme di persone grazie alle quali non ho mai perso il “terreno sotto ai piedi”. Stavamo lavorando sui personaggi, non solo sugli attori». Grande assente della serata, ma non del tutto, visto che i suoi primissimi piani hanno troneggiato nelle clip proiettate, è stato Giampiero De Concilio. Il giovanissimo e talentuoso interprete partenopeo si è fatto valere in una straordinaria performance.

Una prova di pregevole impegno che a Venezia è stata premiata col Nuovo Imaie Talent Award, dedicato esclusivamente alle nuove rivelazioni. Se la pellicola è imperniata su un intenso rapporto tra un figlio “paterno” e una madre meravigliosamente problematica, tesa molto più a ricevere che a dare, la prima grande sfida sul set è stata proprio restituire una relazione veritiera.

Far sì che, attorialmente, nessuno fagocitasse l’altro, ma che ogni singolo gesto e battuta trasudasse realtà: «Non c’è stata scena in cui non mi sia sentita giusta» commenta Anna Foglietta: «Non ho semplicemente consumato una battuta, ma l’ho vissuta. Da attrice è stata una sensazione straordinaria. Era come avere un paracadute, grazie al quale mi sono sentita protetta. Se non avessi avuto la guida di Ciro e di Andrea, il focus di ogni scena non sarebbe mai emerso con la stessa lucidità.

È molto semplice stereotipare le relazioni, i sentimenti e le attitudini di un personaggio. Insieme abbiamo fatto un lavoro prezioso per un film altrettanto prezioso. Un approccio al lavoro al quale non voglio più rinunciare». Una simile collaborazione, precisa infine Calbucci in risposta alla domanda di uno studente, può essere anche occasione per «sviluppare una stima reciproca o un’amicizia da coltivare anche in privato. L’amicizia, però, non è né deve essere un punto di partenza, semplicemente nasce da come si gestisce una dinamica di lavoro».

di Francesco Milo Cordeschi

photo di Gabriel Stabinger