DAITONA di Lorenzo Giovenga (2018)

, Opere Prime

Vivacità stilistica, fantasia e fermento creativo sono caratteristiche che di certo non mancano a Daitona, opera prima di Lorenzo Giovenga, che entra a gamba tesa nell’universo del lungometraggio con un film all’insegna dell’eccentricità.

Realmente al passo con i suoi tempi, Giovenga sembra portare in scena tutto quello che la sua generazione ha assorbito dagli anni novanta fino ad oggi; letteralmente tutto: il mito di un’America finalmente accessibile, le iconografie più stravaganti divulgate dai media, una comicità che da Verdone è sfociata nel cabaret televisivo degli anni duemila, fino alle gag tipiche del fenomeno Youtubers.

In Daitona emerge soprattutto l’irriverenza autoriale di una generazione, la prima nella storia, libera da qualsiasi limite espressivo. Del suo periodo storico Giovenga accorpa anche gli stili, inserendosi in una categoria di cinema che torna a privilegiare l’intrattenimento, forte dei nuovi strumenti di cui dispone e di una composizione fluida: quella di Daitona è una dimensione audiovisiva varia, in cui l’immagine non può più prescindere dall’inserto grafico, dalla sovrabbondanza di dettagli e da un editing convulso.

Le premesse positive, e per certi versi coraggiose, rischiano di essere proprio il punto debole del film, che inciampa nei suoi stessi eccessi. Sul dialogo comico grava, infatti, il peso della volgarità, mentre i personaggi caricati oltre i limiti innescano spesso un effetto parodistico. Gli stessi sketch che strutturano il film, in una carrellata che quasi non si concede pause, faticano a trovare un’armonia narrativa.

di Chiara Del Zanno

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