«Raccontare l’essenziale». Intervista a Michela Straniero e Ekaterina Volkova, Menzione Speciale al Pitch in the Day 2018

Poche settimane fa si è conclusa la terza edizione del Pitch in the Day, l’unico e inimitabile speed-date cinematografico che coinvolge giovani promesse dell’audiovisivo e le maggiori menti produttive nostrane (da Rai Cinema e Medusa Film, passando per Lotus, Sky, Fandango, Lucky Red, fino ad arrivare a Cattleya, KimeraFilm etc.). Raccontare una storia in soli cinque minuti è un’impresa non da poco e, soprattutto, riuscire ad aggiudicarsi l’attenzione e il consenso del proprio interlocutore. È stato questo il caso di Michela Straniero e Ekaterina Volkova, entrambe diplomate presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, che col loro soggetto Have you seen me?, road movie corale, hanno ottenuto ben dieci voti su venti dai produttori presenti, conquistando così un autentico primato nella piccola grande storia della manifestazione. Un dato che non poteva assolutamente passare in sordina e che è stato premiato con una Menzione Speciale dalla giuria di Opere Prime.  

  • Da autrici emergenti quali siete, questa è stata la vostra prima esperienza di Pitch?

M.: In realtà avevamo già avuto altre esperienze di pitch (anche se su progetti diversi, ma mai insieme come questa volta). Io avevo fatto pitch di diversi tipi, sul palco davanti a una platea con il microfono, molto più spaventoso e impersonale, e al tavolo nella formula “speed-date”, ma in maniera più informale, non c’era un tempo stabilito, i produttori andavano e venivano.

E.: Io, invece, sono stata selezionata e ho partecipato al Go Short Campus, in Olanda, che aveva una larga parte dedicata alle tecniche di pitching. Lì mi sono preparata per pitchare un cortometraggio che avevo in sviluppo e ho avuto l’opportunità di fare il pitch di fronte a produttori internazionali, sempre nella formula dello speed-date. Anche se in quell’occasione ogni autore sceglieva a quale produttore fare il pitch e si metteva in fila, aspettando il suo turno.

 

  • Cosa pensate vi abbia dato in più il Pitch in the Day rispetto a queste altre esperienze?

Entrambe del Pitch in the Day abbiamo apprezzato molto l’organizzazione ferrea, ma comunque spontanea e informale e soprattutto il fatto che è stata un’occasione più unica che rara di pitchare il nostro progetto a così tanti produttori e così rilevanti sul panorama italiano, una vetrina importante per un progetto di autori emergenti.

  • Vi aspettavate un seguito così importante?

No, in realtà, mentre facevamo il Pitch non abbiamo avuto il tempo nemmeno di chiederci se stesse andando bene oppure no. Eravamo troppo concentrate a raccontare la storia, senza farci prendere dall’emozione. Alla fine, però, eravamo soddisfatte perché sentivamo che, a prescindere dal risultato, avevamo dato il massimo.

  • Senza finta modestia, visto l’esito conseguito nel post speed-date, potreste ormai considerarvi delle esperte, delle vere “Pitch Master”. Qual è, a vostro giudizio, la migliore modalità di approcciarsi a questo concorso? Esiste la chiave di un giusto Pitch?

La chiave, almeno per noi, è stata quella di cercare di sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione, cercando di non scendere troppo nei dettagli della storia, ma di arrivare a raccontare lo spirito del progetto, l’anima dei personaggi. Ha funzionato molto bene, poi, avere una serie di disegni, che ha aiutato a comprendere meglio il tono e l’approccio visivo del film e ha aiutato anche noi a non perdere il filo e a rendere più dinamico e personale il nostro pitch.

  • Nel complesso considerereste il Pitch una pratica efficace per poter cogliere il vero potenziale di un progetto? (È un quesito che rivolgo a voi che scrivete, ma che si potrebbe estendere anche a chi investe concretamente sulle storie).


Dal nostro punto di vista è molto utile preparare un pitch.
Raccontare nel più breve tempo possibile e nel modo più efficace l’idea di un film permette di mettere a fuoco pregi e difetti di un soggetto, a volte anche di capirlo meglio, di capire di che cosa stai parlando veramente. Ci rendiamo conto che non sempre, però, a un cattivo pitch corrisponde poi un progetto non valido. Magari ci sono autori che non sono capaci di parlare in pubblico, di vendere sé stessi e la loro idea, ma tra le mani hanno un soggetto o un film strepitoso.

  • Essendo il road movie un sottogenere per natura dinamico, mi viene da pensare che necessiti di un’esposizione altrettanto dinamica. Ebbene, come si racconta un set-up così articolato in soli 5 minuti? O meglio, per voi come è stato raccontarlo? 

In effetti, trovare il giusto equilibrio per raccontare l’essenziale in così poco tempo ha richiesto diverse prove. Abbiamo scritto, provato, cronometrato e scartato almeno tre versioni, per arrivare a capire che in realtà non c’era bisogno di raccontare il film tappa dopo tappa, ma di concentrarsi sul sentimento e le motivazioni che spingono ciascuno dei personaggi ad affrontare il viaggio.

  • A fronte degli input ricevuti, quali saranno adesso i vostri prossimi passi?

Stiamo aspettando di ricevere feedback dai produttori con cui abbiamo preso contatto dopo il Pitch, sperando che qualcuno di loro, dopo aver letto il soggetto, si affezioni al nostro film e abbia voglia di portarlo avanti con noi. Nel frattempo, ovviamente continuiamo a lavorare per sviluppare ancora meglio la storia, seguendo anche alcuni dei suggerimenti che ci sono arrivati a caldo, subito dopo l’evento.

di Francesco Milo Cordeschi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.