UN GIORNO ALL’IMPROVVISO di Ciro D’Emilio (2018)

, Opere Prime

Un giorno all’improvviso: la poesia dell’innocenza

Presentato ieri nella sezione Orizzonti della 75esima Mostra del Cinema di Venezia, Un giorno all’improvviso, esordio di Ciro D’Emilio, è stato accolto con dieci minuti di applausi.

Al centro dello struggente spaccato di vita raccontato dal regista campano c’è Antonio (la giovane rivelazione Giampiero De Concilio), ragazzo con un grande talento per il calcio. Fra partite, amici e primi amori, la sua vita sarebbe quella di un adolescente comune, se non fosse per la responsabilità di una madre fragile e complicata, ma impossibile da non amare. Nel film viene, quindi, mostrato un ribaltamento di ruoli: un figlio cresciuto troppo in fretta, costretto a prendersi cura di una madre bambina, la cui malattia la porta a oscillare tra amore incondizionato e violento rifiuto, in una costante ed esasperante altalena emotiva. Il tutto magistralmente reso dall’eccellente prova di Anna Foglietta, a suo dire nel ruolo più complesso affrontato finora.

La camera segue Antonio con occhio discreto e attento, accompagnandoci in una storia autentica e cruda, proprio come la quotidianità del personaggio, ma al tempo stesso narrata con grande delicatezza. Risultato ottenuto grazie a una regia sapiente e a una narrazione asciutta ma evocativa, complice anche l’essenzialità delle musiche e del montaggio, rispettivamente del Maestro Bruno Falanga e di Gianluca Scarpa. Lo stile visivo rispecchia perfettamente l’andamento narrativo, e ciò risulta sempre più evidente inquadratura dopo inquadratura, fino al disperato e intenso climax finale.

È così che Antonio ci porta nel suo mondo, una realtà dura e faticosa, in cui, però, resistono intatte innocenza e tenacia, qualità che è riuscito a coltivare nel tempo, facendone un vero e proprio strumento di sopravvivenza.

a cura della Redazione

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