Damien Chazelle: il regista della musica, dalla sua opera prima all’atteso “First Man”

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Quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia ha creato delle aspettative molto alte, anche per via del suo film d’apertura: First man, opera biografica su Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. La pellicola è l’ultima fatica di Damien Chazelle, giovanissimo regista che ha già fatto parlare molto di sé, nonostante l’esigua filmografia. I suoi film Whiplash (2014) e La La Land (2016) non solo hanno avuto un grandissimo successo internazionale, ma hanno anche ricevuto numerosi riconoscimenti, fra cui diverse candidature agli Academy Awards.

Fin dalla sua opera prima, Guy and Madeline on a park bench (2009), il regista consacra il suo lavoro ai suoi due grandi amori: la musica e il cinema. Il film, infatti, è una vera e propria dichiarazione d’amore alle due arti che qui si fondono dando vita ad un’armonia perfetta. La fine della relazione fra Guy e Madeline, due ragazzi in cerca di fortuna nella Grande Mela, scorre sul schermo senza drammi, con grande freschezza e soprattutto a ritmo di jazz. Rivelando una maturità non comune per un regista alle prime armi, Chazelle crea un film di suggestioni, mostrando apertamente le emozioni, fra un ritornello e un passo di danza, fotografando il tutto in un superbo bianco e nero, che molto ricorda  il cinema indie anni Settanta e la Nouvelle Vague.

Suggestioni visive, sentimenti, giochi di sguardi, musica. Questi i motivi che ricorrono anche nei suoi due film successivi, in cui una splendida colonna sonora accompagna un andamento narrativo nervoso, un turbinio di colori, sensazioni e corpi che si agitano. Non si può che rimanere colpiti dalla vitalità che traspare dall’opera di questo regista, che con il suo ultimo film ha voluto osare, abbandonando il tema musicale e tentando una via totalmente nuova.

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