Suspiria: un remake che fa già parlare di sé

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Il prossimo 2 novembre, sulla scia della festa di Ognissanti e, soprattutto, della commemorazione dei defunti, buona parte dei poster che orneranno le programmazioni nostrane si tingerà di rosso… anzi, per ironia vien da dire di un “profondo rosso”.

Le enormi lettere purpuree che troneggiano sullo schermo, cadenzate dal convulso motivo musicale di Thom Yorke dei Radiohead, nel trailer del nuovo Suspiria di Luca Guadagnino già parlano chiaro: sta per approdare in sala uno degli adattamenti più attesi della stagione, quello di un capolavoro senza eguali.

Quel film che, dopo l’exploit autoriale di Profondo Rosso (1975), lanciò ufficialmente Dario Argento nel panorama cinematografico internazionale quale autentico regista di rottura. È bene parlare di “exploit autoriale” e non di pubblico, visto che il regista romano, dopo una brevissima parentesi di critico, si era già accattivato una buona fetta di spettatori con la sua prima fatica, L’uccello dalle piume di cristallo (1970), opera prima della cosiddetta Trilogia degli animali, che comprende, inoltre, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio (1971).

Nulla a che vedere con la massima espressività di linguaggio e messa in scena che affiorerà tanto nei successivi thriller quanto, soprattutto, in Suspiria (1977), antesignano della trilogia delle Madri, di cui faranno parte anche Inferno (1980) e La Terza Madre (2007).

Ciò che emerge dalle prime suggestive immagini del remake firmato da Guadagnino, che tra qualche settimana concorrerà a Venezia per il Leone d’Oro, è un film diametralmente opposto al suo progenitore. «Non vedrete più allestimenti di Tristano & Isotta perché la versione di Patrice Chéreau era così incredibile?» scandiva, quasi un anno fa, il cineasta siciliano in un’intervista rilasciata a The Guardian.

«No, ce ne sarà un’altra che sarà fantastica. Quanti bellissimi Amleti abbiamo vissuto? L’arte umana non si basa sull’invenzione dell’originalità, ma sul trovare un nuovo punto di vista». Il che smentisce l’enorme e altresì futile polverone di critiche che hanno accompagnato la pellicola fin dai primi giorni in cui è stata annunciata, alludendo all’esclusiva finalità commerciale del progetto.

Ciò che, però, fa davvero onore a Guadagnino, e che trova giustizia almeno nei suddetti frame del teaser, è il suo approccio: la ricerca di un punto di vista autentico che, come insegna il cinema, è l’ingrediente che rende davvero pregevole un remake.

Fino a prova contraria, i trascorsi dell’autore comprendono un repertorio ben specifico, da cui chiaramente il suo nuovo lavoro non potrà, per forza di cose, allontanarsi. Si pensi alla predilezione di protagoniste e co-protagoniste femminili, nonché alla presenza di “Madri” in buona parte della filmografia precedente. Madri drammaturgicamente solenni, come quella interpretata da Tilda Swinton in The Protagonists, che a mo’ di coro greco commentava per allegorie un brutale omicidio attuato da giovani rampolli di buona famiglia, o madri emotive, fragili e spesso dannate, come quelle di Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015).

Donne imponenti, veri perni narrativi, quali le antiche e famigerate streghe della triade filmica argentiana, Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum, le cui diciture appaiono a sorpresa nel trailer del nuovo Suspiria, annotate su un misterioso block notes.

Se in quel lontano 1977 Dario Argento rendeva omaggio ai padri dell’espressionismo tedesco, da Murnau a Wiene, realizzando un’opera stilisticamente compatta e rivendicando al contempo un’identità tutta sua nel genere horror, oggi spetterà a Guadagnino e al suo personalissimo omaggio al Maestro del brivido proporre una propria personalità, che brilli di luce propria.

Le atmosfere sospese e spettrali trapelate dalle prime sequenze sembrano andare proprio in questa direzione. Coincidenza vuole che Dakota Johnson, protagonista, abbia definito il suo ruolo «il più kubrickiano che abbia mai fatto». Senza considerare l’enorme disturbo emotivo che il film le ha suscitato, tale da poterlo accomunare alle brutte esperienze avute da sua nonna, Tippi Hedren, sul set de Gli Uccelli (1963), dovute al pessimo rapporto con Hitchcock.

Quentin Tarantino, invece, avendo visto in esclusiva la pellicola, afferma di esserne rimasto ammaliato. Ad ora, non esistono metri di giudizio univoci per poter delineare appieno l’impronta di questo nuovo Suspiria. Un rifacimento che, nel bene e nel male, fa già parlare di sé e desta cardiopalma.

Il miglior auspicio che si può rivolgere a un remake è quello di subire il meno possibile gli influssi di un passato importante. Cosa che lo stesso Maestro Argento seppe abilmente fare con il suo adattamento dal romanzo Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey. Il passato diventa, in questo modo, parte di un immaginario in grado di modellare nuove letture.

di Francesco Milo Cordeschi

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