GFF 2018: la giuria dei giovani dà il suo contributo alla diffusione del cinema di qualità

È conclusa la 50esima edizione del Giffoni Film Festival, definito da Truffaut “il più necessario”. E in effetti il Giffoni ha la grandissima utilità di educare i giovani alla critica e alla fruizione consapevole del cinema. Il festival, infatti, presenta una giuria di bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni che, divisi in categorie, guardano i film in lingua originale (eccetto la categoria 3+) e assegnano i premi con le dovute motivazioni.

Si tratta, inoltre, di una grande occasione per esprimere il proprio talento, sia da parte di registi già affermati sia da parte di aspiranti esordienti, che aderiscono al festival presentando i loro cortometraggi.

Quest’anno i premi si presentano vari e originali: la categoria +6 ha assegnato il Gryphon Award per il miglior film a Ötzi e il mistero del tempo, favola dolceamara diretta da Gabriele Pignotta, che dopo aver collaborato, fra gli altri, con Carlo Verdone in qualità di sceneggiatore si trova qui alla sua opera seconda.

Non mancano anche i riconoscimenti ai registi esordienti: sempre nella categoria +6 il Premio Amnesty International è andato a Chuskit, primo lungometraggio d’invenzione della regista Priya Ramasubban, già nota per aver girato numerosi documentari. Il film racconta di una bambina indiana ansiosa di cominciare la scuola, ma ostacolata da un tragico incidente che la rende paraplegica. Da qui scaturiranno forti contrasti familiari, in particolare con il nonno, che ritiene la scuola impossibilitata ad aiutare la nipote e che si oppone fermamente alla determinazione della bambina di voler andare avanti, nonostante tutto.

Il film ha colpito molto la giuria, che lo ha premiato “per la determinazione della protagonista nell’affermare, in tutti i modi possibili, il suo desiderio di andare a scuola, perché la disabilità non può essere un ostacolo al diritto all’istruzione”.

Si tratta senza dubbio di una giuria che, nonostante la giovane età, è molto sensibile alle tematiche attuali e comprende perfettamente la portata espressiva e comunicativa del cinema. Lo dimostrano anche gli altri premi, come il Gryphon Award per il miglior film assegnato dalla categoria +13 a This Crazy Heart di Marc Rothemund, sull’amicizia improbabile tra un ragazzo cardiopatico e il figlio del medico che lo ha in cura, un giovane superficiale tutto club esclusivi e donne.

Oppure Brothers di Hanro Smitsman,  premiato come miglior film dalla categoria +18, nel quale due fratelli viaggiano per la Siria devastata dalla guerra alla ricerca del fratello minore, perso dopo aver lasciato il campo profughi di Azraq in Giordania.

I premi, anche in questo caso, si sono rivolti al cinema impegnato che, nonostante la leggerezza riservata ai bambini, trasmette un messaggio forte che va riconosciuto e premiato: i valori dell’amicizia, del coraggio, della generosità e della determinazione, nonostante gli ostacoli che la vita ci pone davanti.

di Giulia Losi

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