33ª Settimana della Critica di Venezia: cesure e nuove istanze, cosa c’è da sapere

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«Sono film non prevedibili, non pacificati, è una SIC con gli attributi». Con queste parole Massimo Tria, membro della commissione ufficiale della sezione, ha introdotto la sorprendente line-up della 33ª Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

Torna al Lido dal 29 agosto al 9 settembre 2018 il concorso che vanta nelle sue vecchie rose alcuni dei più intriganti nomi della cinematografia nostrana, europea e intercontinentale: da Harmony Korine con Gummo, passando per  Vincenzo Marra, per arrivare a Mike Leigh, Kenneth Lonergan e tanti altri.

Un’edizione che già la scorsa settimana dispensava nell’aria grandi aspettative, presentando l’omaggio grafico a Stefano Tamburini, l’eclettico e iconoclasta fumettista romano scomparso nel 1986, tra i più dirompenti della sua generazione. Un artista che fece del collage uno dei suoi principali tratti identificativi: scomodare frammenti della cultura di massa, attingendo prevalentemente a magazine di moda, per assemblarli in nuovi cartoncini, frame e brandelli di realtà in una sinfonia delirante e rivoltosa, in cui sembra trapelare la fame di rotture e di nuovi orizzonti prospettici.

«Incarna le energie più vive e creative del ’77», ha sottolineato il Delegato Generale Giona A. Nazzaro: «La SIC, omaggiando Stefano Tamburini, consapevolmente vuole creare un ponte fra le urgenze di ieri e le tensioni del miglior cinema di oggi». Nulla poteva essere più esplicativo, dati i titoli che andranno a costellare la long-list della sezione dedicata ai lungometraggi: varietà e nuove istanze condensate in ben otto opere prime, provenienti da più parti del globo.

A rappresentare l’Italia una giovane promessa, Letizia Lamartire, la quale già la scorsa edizione si era fatta notare col corto Piccole italiane. Saremo giovani e bellissimi è il film che vede il suo esordio alla regia, un dramma musicale su un duo complesso, una madre e un figlio, il cui rapporto va quindi ben oltre il palcoscenico. Una simbiosi mistica e ovattata che non tarda però a vacillare.

Una storia che sembra per ironia far da riflesso, seppur in altre tinte, a A Star Is Born a firma di un altro esordiente, Bradley Cooper, che negli stessi giorni vedrà al Festival la sua anteprima mondiale. All’apertura tutta bollywoodiana col fantasy Tumbbad di Rahi Anil Barve e Adesh Prasad, co-produzione indiano-svedese, faranno seguito diverse commedie, in primis A Kasha del sudanese Hajooj Kuka, il quale vanta alle sue spalle dei notevoli trascorsi da documentarista.

Un esordio, il suo, che trova per scenario il Sudan ribelle nel pieno del conflitto del Darfur, in cui un giovane rivoluzionario, legato tanto al suo fucile quanto alla sua compagna, farà a breve i conti con le contraddizioni della sua stessa fazione. Come accennato, si prosegue con la commedia grazie a Bêtes blondes, prima fatica della francese classe 1974 Alexia Walther: un ritratto eccentrico e a tratti fiabesco di un’ex diva del piccolo schermo ormai in declino, il cui cammino si incrocerà con quello di Yoni, giovane militare anche lui in balia di torpori e incertezze.

Dalla Francia alla Germania con Adam und Evelyn di Andreas Goldstein, tratto dall’omonimo romanzo di Ingo Schulze, tradotto in più di dieci lingue, che ripercorre le traversie di due giovani amanti, un sarto e una cameriera, sulla scia della caduta del muro di Berlino. Una fase di grande stravolgimento, che ridefinirà nuovi confini e distanze, sulle quali la coppia tenterà di setacciare il proprio futuro.

Spazio anche al documentario con Still Recording del duo Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub, un incalzante affresco sulla guerra siriana filtrata dalla testimonianza di due ex studenti, fuggiti da Damasco per unirsi alla causa dei ribelli di Douma.

Fa per la prima volta capolino alla SIC il Montenegro con Ivan Salatic, nome già noto al Lido, vista la sua presenza nella sezione Orizzonti di Venezia nel 2015 col cortometraggio sperimentale Backyards. Titolo della sua opera prima di lungometraggio, che lo vede ora in competizione, è You Have the Night, dramma grottesco sulla classe operaia, sulla sua identità e il suo lascito.

Desta, infine, non poca curiosità il debutto dietro la macchina da presa della pop star finlandese Anna Eriksson: quella di M è un’operazione di intrigante virtuosismo espressivo, che esplora il rapporto tra sessualità e morte, due concetti che, nonostante sembrino agli antipodi, vanno nella pellicola a compenetrarsi in un autoritratto crudo e incalzante. Il tutto ammiccando agli ultimi giorni di vita di Marilyn Monroe e alla lezione di David Cronenberg, che peraltro verrà quest’anno insignito del Leone d’oro alla carriera.

Chiusura serbata al fuori concorso Dachra, horror rivelazione del tunisino Abdelhamid Bouchnak. Da annoverare, in ultimissima battuta, i cortisti della SIC@SIC, giunta quest’anno al suo terzo appuntamento, che sfodera come nome di apertura quello di Toni D’Angelo con Nessuno è innocente, il cui cast contempla la massiccia presenza di Salvatore Esposito.

Lo seguono Cosimo Alemà col titolo wertmülleriano Si sospetta il movente passionale con l’aggravante dei futili motivi, Luca Capponi con Cronache dal crepuscolo, Leandro Picarella con Epicentro, Giovanni Dota con Fino alla fine, Alessandro Di Gregorio con Frontiera, Domenico De Orsi con Gagarin, mi mancherai, Tommaso Perfetti con Malo tempo, Loris Giuseppe Nese con Quelle Brutte Cose e per ultima, ma non “ultima”, Laura Luchetti con l’evento speciale Sugar Love, short d’animazione targato Kino Produzioni con l’imponente voce di Pierfrancesco Favino.

Per ulteriori delucidazioni circa programma e aggiornamenti vi rimandiamo direttamente al portale www.sicvenezia.it

di Francesco Milo Cordeschi

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