MOST BEAUTIFUL ISLAND (2017) di Ana Asensio

è l’esordio della regista, attrice e sceneggiatrice spagnola Ana Asensio. La sua opera prima segue le vicende di una giovane donna che si trova a New York come clandestina per fuggire da un passato scomodo e doloroso.

Per mantenersi vivacchia facendo dei lavori saltuari, come il volantinaggio per le strade, nella speranza, un giorno, di poter far fortuna e cambiare la sua qualità di vita. D’altronde, quale città meglio di New York offre grandi possibilità ai giovani di belle speranze?

Un giorno sembra davvero che le si stia  presentando un’opportunità d’oro: una sua amica le chiede di sostituirla a un ricevimento in qualità di ragazza-immagine, per un compenso di mille dollari netti in contanti, che raddoppieranno qualora dovesse ripresentarsi. Ma le cose prendono una piega inaspettata e la protagonista si trova risucchiata in un tunnel dell’orrore dal quale sarà pressoché impossibile uscire.

Una sapiente regia, unita a una narrazione incalzante, tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino alla fine. Le riprese in low definition e i frequenti primi piani portano lo spettatore alla totale immedesimazione, “gettandolo” letteralmente all’interno del film e costringendolo a condividere con la protagonista la sua lotta per la sopravvivenza.

Fin dalle prime inquadrature, infatti, si segue con ansia la vita della donna, la sua quotidiana fatica per poter ottenere anche le cose più semplici, come cibo o cure mediche. Tutte cose che sembrano scontate per chi non vive in condizioni di povertà,  ma che risultano sogni impossibili per una giovane in difficoltà e costretta a vivere ai margini della società in una spietata giungla urbana.

La regista, che interpreta anche la sua protagonista, ha quindi dato tutta se stessa per la riuscita di questo progetto che, come lei stessa ha dichiarato, ha richiesto anni di gestazione e cambiamenti in corso d’opera. I suoi sforzi però sono stati premiati e Ana Asensio è riuscita a donarci una notevole e matura prova di regia, unita a una grande interpretazione. Nel complesso, il film denota un grande coraggio nel mostrare apertamente la condizione in cui versano le giovani donne che emigrano nella Grande Mela con la speranza di realizzare il Sogno Americano, per poi trovarsi con le ali spezzate. Un messaggio crudo, desolante, trattato con grande forza e abilità, in un esordio che certo non può lasciare indifferenti.

di Giulia Losi

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