LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo (2018)

, Opere Prime

La terra dell’abbastanza è il film d’esordio di Damiano e Fabio D’Innocenzo, due giovanissimi fratelli registi che hanno colto tutti di sorpresa, realizzando un’opera prima cruda e struggente, che racconta senza mezzi termini il mondo della malavita organizzata.

I due protagonisti, Mirko e Manolo, sono due ragazzi che una notte investono per errore un criminale pentito in fuga, ricercato dai suoi ex “colleghi”. I due, ignari di chi sia il malcapitato, si danno alla fuga e scelgono il silenzio. Almeno fino a che il padre di Manolo scopre l’identità della vittima e li spinge nel baratro della criminalità: i ragazzi entrano infatti nelle grazie del boss locale e vengono “assunti” per compiere malefatte, in cambio di protezione e soldi, tanti soldi. Soldi facili che non possono che abbagliare dei ragazzi cresciuti in una desolata periferia. Ovviamente non è tutto oro quello che luccica e il prezzo del benessere si rivela troppo alto.

Racconti consolatori, svago, evasione: non troverete nulla di tutto questo ne

La terra dell’abbastanza, un film che sveglia le coscienze sopite e fa riflettere su una realtà nascosta, spesso ignorata, per quieto vivere o semplice noncuranza. La periferia di Ponte di Nona, con quelle casette colorate che ricordano “un po’ Wes Anderson, un po’ Tim Burton” fa da scenario ad un dramma umano vero e sentito, raccontato alla perfezione anche grazie alle eccellenti performance degli attori, non solo quelle di veterani del mestiere come Max Tortora, Michela De Rossi e Luca Zingaretti, ma anche quelle dei due giovani protagonisti, Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti, che recitano con una disinvoltura e una naturalezza degne di attori molto più esperti di loro.

La loro spontaneità e freschezza invita lo spettatore a empatizzare, a sentirsi partecipe della loro disperazione: un sentimento urlato in silenzio. Ed è proprio il silenzio che accompagna tutto il film. I dialoghi sono pochi e stringati, il conflitto interiore dei personaggi è raccontato attraverso gli sguardi e le espressioni, ma mai a parole.

L’andamento narrativo incalzante, che accresce la tensione e porta con sé la perenne sensazione di una incombente tragedia è reso grazie ad una regia sapiente e sorprendentemente matura.

Insomma, i fratelli D’Innocenzo ci hanno regalato un grande esordio che scuote profondamente il pubblico e certo non invita alla pigrizia o al rilassamento. Un film che lascia con l’amaro in bocca ma che, d’altra parte, rimane impresso e soprattutto invita a riflettere.

di Giulia Losi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.