Autori e fautori: i nuovi orizzonti del crowdfunding cinematografico

, Fatti di cinema

Tra le forma di sostentamento più popolari, ma incredibilmente ancora poco esplorate, ve n’è una che merita oggi più che mai una riflessione. Se il cinema è anzitutto un’arte (e un’industria) di partecipazione, che trova vita nella mobilitazione di un pubblico, perché mai non dovrebbe proprio quest’ultimo ergersi a prendere attivamente parte al processo realizzativo? Viviamo in un’epoca dove fanbase e spettatori veraci sembrano, nelle ipotesi più maliziose, tenere in ostaggio buone parte delle produzioni audiovisive più influenti (si pensi semplicemente al franchising, alla serie televisive e a tutti quei prodotti che trovano nella serialità e nel fideismo il loro principale assetto gestionale).

Questo chiaro, per un tipo di attività su larga scala, che a colpi di spin-off, sequel, prequel e controprequel, preserva il suo statuto mainstream a fronte di un’identità costruita nel tempo (La LucasFilm, ora inglobata dalla Disney, siglò il brand Star Wars fin dal quel lontano lontano 1977; le serie targate Netflix e non solo col tempo hanno coltivato delle storyline tra loro profondamente differenziate e complesse, volte ad irrobustire un’interazione con degli spettatori ben specifici).

Su bassa scala, ma non “bassa”, troviamo un cinema emergente o, meglio ancora, delle istanze che a dispetto del loro anonimato possono inserirsi e adattarsi in uno scenario che, come detto, privilegia come nessun’altro periodo storico il consumatore. Lo privilegia al punto da ritenerlo a tutti gli effetti un semi autore, valorizzandone gusti e tendenze: il Crowdfunding sembra ad oggi il sistema che più degli altri sa meglio rispondere a tale assunto.

Sondaggi dell’ultimo anno dimostrano come diverse piattaforme, adibite alla libera raccolta fondi per progetti creativi, abbiano raggiunto in Italia dei numeri non indifferenti: Starteed, compagnia che fornisce soluzioni nel mercato della co-creazione senza commissioni, annovera una crescita di adesioni di circa il 45% rispetto il 2016 per un totale di più di 41 milioni di euro raccolti solo in Italia (a questi si somma di conseguenza un ingente tasso di crescita dei donatori rispetto agli scorsi anni).

Delle cifre che fanno da un lato riflettere sulla mole di prodotti, tra loro profondamente eterogenei, che vengono tuttora finanziati e, dall’altro, su come vengono strutturate e pianificate le campagne funzionali al raggiungimento del cosiddetto “goal” (la cifra richiesta per sviluppare il progetto proposto). Esperienze come Dylan Dog – Vittima degli eventi (2014), a firma di Claudio Di Biagio, o il recente fan film dedicato al Signore Oscuro dell’universo Potter, Voldemort – Le origini dell’erede (2018), lascerebbero quasi presupporre che tale meccanismo sia predestinato elusivamente a chi possiede già un referente ben consolidato (per una questione anzitutto legata all’immaginario di rimando).

Desta però grande stupore constatare come alcuni registi italiani si siano ritagliati un loro spazio d’eccezione nel suddetto mondo del crowdfunding: tra questi è possibile menzionare il romano, classe 1975, Thomas Torelli, che dal suo documentario d’esordio Sangue e Cemento (2009), con cui si accaparrò ai tempi una candidatura ai Nastri d’Argento, si trova ora impegnato a realizzare la sua ultima fatica Choose Love, usufruendo di un mezzo con cui ha messo a punto i suoi ultimi lavori. Lavori che si muovono sempre nell’ambito squisitamente documentarista, in perfetta sintonia con le propensioni dell’autore stesso, e che dal punto di vista tematico spaziano dall’ambiente all’impegno sociale (Food Revolution – 2017- indagava l’impatto sulla salute, sul benessere degli animali e sull’ambiente del consumo eccessivo di carne; Un altro mondo – another world -2014- era incentrato sulla riscoperta di nuovi valori umani).

Un esempio, assai eclatante, che fa ancora più riflettere su come la costruzione e il consolidamento di un pubblico sia nel crowdfunding centrale per l’affermazione non soltanto di un proprio progetto, ma di una propria cifra identificativa: il regista, o i registi, nascono e crescono di pari passo con i propri spettatori. È un dare e avere ciclico che rende quasi l’autore intercambiabile al fautore. È quindi possibile affermare che le nuove realtà emergenti del cinema, nella fattispecie le opere prime, anche a dispetto delle tortuosità dell’odierno sistema produttivo-distributivo, possono attingere adesso più che mai ad un meccanismo votato alla valorizzazione tanto di nuove voci quanto di nuove platee.

Risale a questi ultimi giorni il caso di Aquile Randagie (2018) per la regia di Gianni Aureli, cresciuto principalmente come filmmaker: la pellicola che siglerà il suo debutto dietro la macchina da presa vedrà per protagonisti un gruppo di scout ribelli nella Repubblica Sociale di Salò, intenti a trarre in salvo più di duemila persone oltreconfine. Il piano finanziario del progetto parte da un’intuizione del tutto inedita, un crowdfunding “anomalo”, che prevede la vendita di specifiche quote del film attraverso un contratto di associazione. Il tutto grazie all’intuizione dei documentaristi Massimo Bertocci e Francesco Losavio, ideatori della piattaforma “Centoproduttori” (www.centoproduttori.it), che consente a chi vuole di poter far direttamente parte del progetto. Una soluzione quest’ultima che sta tuttora ottenendo un ottimo seguito, dettato anche dagli oltre 13 mila euro raccolti, e che si concretizzerà dal 30 luglio al 28 agosto 2018, dove tra Milano e Valtellina avranno luogo le attesissime riprese.

Degli ultimi mesi fa ancora eco l’impresa dei ragazzi di Dimenticata Militanza (2017), documentario indipendente dedicato ai retroscena politici di Gian Maria Volontè, che vede per regista il giovane esordiente Patrizio Partino. Il lungometraggio, la cui raccolta fondi partiva lo scorso 13 ottobre, si trova adesso in fase di lavorazione dopo aver incassato un compenso addirittura superiore a quello pattuito. Il che non è banale per chi si è brigato in un soggetto di tiratura non propriamente capillare, ma semmai “settoriale”, predisposto ad un linguaggio e ad un referente ben mirato. Il tutto a riprova delle sorprendenti opportunità che il crowdfunding può ancora serbare. Delle opportunità che, è bene riconoscerlo, sono tali perché trasversali, perché se ben progettate sanno coinvolgere più stili, più gusti e più interlocutori. A chi con sospetto vede ancora il fan come ostacolo ad un concreto rinnovamento, talvolta anche a ragion veduta, e a chi fa fatica a credere che il pubblico possa sempre più avere voce in capitolo questa lezione può servire: lo spettatore sarà sempre meno distante dal prodotto nella misura in cui ne sarà sempre più coinvolto (e non soltanto da semplice spettatore).

Si ringrazia Elisabetta Badolisani per l’apporto dato a questo articolo, per i dati e le ricerche reperite.

di Francesco Milo Cordeschi

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