Nastri d’Argento 2018: molti nomi noti e tanta voglia di rinascita

Sono stati annunciati i candidati della 73esima edizione dei Nastri d’Argento, il premio assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, alle opere cinematografiche italiane che si sono distinte, nel corso dell’anno, per meriti e qualità. Non stupisce incontrare, fra i candidati, alcuni nomi noti: in concorso per il miglior film troviamo, infatti, A Ciambra di Jonas Carpignano, già premiato ai David di Donatello di quest’anno, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, candidato agli Academy Awards come miglior film dell’anno e vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. A questi si aggiungono le recenti “scoperte” di Cannes: Lazzaro Felice, per la regia di Alice Rohrwacher e l’acclamatissimo Dogman di Matteo Garrone, oltre a Loro di Paolo Sorrentino, il grande escluso dalla Croisette.

Garrone, Sorrentino e Guadagnino compaiono anche nella rosa dei candidati alla miglior regia, insieme ad altri nomi noti, come Susanna Nicchiarelli per Nico 1988, che già si era fatta notare ai David di Donatello, Ferzan Ӧzpetek per Napoli velata, Gabriele Muccino per A casa tutti bene e Paolo Franchi per Dove non ho mai abitato.

Non mancano opere pluripremiate anche nella categoria Miglior Commedia, dove figurano Ammore e malavita, il musical dei Manetti Bros che ha letteralmente sbancato ai David di Donatello e Brutti e Cattivi di Cosimo Gomez, in concorso alla 74esima edizione del Festival di Venezia. Mentre Figlia mia di Laura Bispuri, già in concorso nella selezione ufficiale della Berlinale, è fra i candidati al Miglior Soggetto.

Già scorrendo la lista dei candidati, si può facilmente intuire che sarà un’edizione particolarmente combattuta, con titoli di grande qualità, accomunati dalla volontà di dare un’impronta di novità al cinema italiano che sempre di più si sta impegnando per guadagnarsi la sua fetta di pubblico e per affermare la sua forte personalità, svincolata dal linguaggio delle major hollywoodiane.

Questa voglia di sperimentare, evolvere ed esprimersi emerge soprattutto nelle opere prime in concorso: come candidati a miglior regista esordiente figurano infatti Valerio Attanasio, per la sua brillante commedia satirica Il tuttofare, Donato Carrisi per La ragazza nella nebbia, che dalla sua uscita nelle sale non ha fatto altro che collezionare proseliti, Damiano e Fabio D’Innocenzo per il controverso La terra dell’abbastanza, Annarita Zambrano per Dopo la guerra e Dario Albertini per Manuel.

Ognuno di questi film si distingue per una sua, personalissima, impronta espressiva. I registi diventano sempre più coraggiosi e riversano nelle loro opere prime tutta la propria anima e il desiderio di urlare in faccia al mondo il marciume della società. Da La terra dell’abbastanza e La ragazza nella nebbia, che raccontano la crudele corsa al denaro e la profonda corruzione dell’animo umano, fino a Dopo la guerra, che porta alla ribalta ferite politiche e drammi tutti italiani.  Passando per Manuel e Il tuttofare che, pur con linguaggi e contesti totalmente diversi, mostrano il disagio dei giovani all’interno di un mondo che non li comprende e che, anzi, li sfrutta o li rigetta.

Una selezione di opere sfaccettata, che mostra tutta la voglia di rinascita del cinema italiano: a titoli già pluripremiati, in Italia e all’estero, si uniscono nomi nuovi, ancora tutti da scoprire. Non resta che attendere il 30 giugno, giorno delle premiazioni, per vedere se questa edizione dei Nastri d’Argento ci riserverà ancora qualche sorpresa.

ddi Giulia Losi

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