OMBRE di John Cassavetes (1959)

, Grandi Esordi

Pietra miliare del cinema indipendente americano, Ombre di John Cassavetes rappresenta il primo grande esempio di successo critico al di fuori dello studio system hollywoodiano. Nonostante la diffidenza iniziale del pubblico nei confronti di un film forse troppo intellettuale, così diverso da quanto proposto fino a quel momento dall’industria cinematografica, esso riesce bene a racchiudere lo spirito del tempo di cui è figlio. Anche se in maniera edulcorata, rappresenta ampiamente il sentimento di alienazione della Beat Generation newyorchese alle porte degli anni Sessanta.

Pur riuscendo a individuare nel film un nucleo narrativo generale, incentrato sulle relazioni interrazziali, a partire dalle vicende quotidiane di tre fratelli afro-americani, la sceneggiatura appare volutamente debole:
Hugh, Ben e Lelia non sono altro che ombre, appunto, personaggi appena abbozzati, di cui lo spettatore scopre poco e lentamente. Rimangono personaggi ermetici, il cui scopo non è tanto creare empatia quanto sottolineare lo straniamento già insito nella struttura del film.

Come una jam session, infatti, Ombre procede a brani apparentemente sconnessi, traduce visivamente l’improvvisazione musicale del jazz, già forte presenza sonora in tutto il film, grazie alle musiche originali di Charles Mingus.

Secondo le intenzioni di Cassavetes, la storia si evolve dai personaggi, seguendo più che altro un canovaccio. A questa idea si adegua di conseguenza lo stile della regia. Trattandosi di una pellicola in 16 mm, gonfiata poi in 35 per la proiezione, la cinepresa molto leggera usata per le riprese permette di avvicinarsi il più possibile ai volti dei protagonisti e di racchiuderli in primissimi piani a tratti soffocanti; inoltre, i movimenti eseguiti per lo più a mano imprimono un ulteriore senso di instabilità, riflettendo così anche quella esistenziale di ogni personaggio.

Cassavetes, dunque, alla sua prima prova dietro la macchina da presa, si distanzia radicalmente dalla tradizione cinematografica statunitense, avvicinandosi molto di più alle avanguardie europee e a quelle nouvelles vagues che di lì a poco avrebbero invaso la storia del cinema.

Ombre, di fatto, apre la strada al Nuovo Cinema Americano e diventa un punto di riferimento assoluto per  tutta la generazione di grandi cineasti statunitensi, esplosi sulla scena internazionale a partire dagli anni Settanta.

di Valeria Verbaro