17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI) di Kelly Fremon Craig (2016)

Con 17 anni (e come uscirne vivi) – The Edge of seventeen, la regista Kelly Fremon Craig ha deciso di debuttare sul grande schermo raccontandoci la delicata età dell’adolescenza.
A un primo sguardo, il film sembrerebbe il classico teen-movie con tematiche già viste e sentite: la diciassettenne Nadine è perseguitata da un senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, schiacciata dal peso di un fratello maggiore perfetto. A confortarla c’è Krista, sua migliore amica dai tempi dell’asilo. Tutto però cambia bruscamente quando Nadine scopre che Krista e l’odiato fratello stanno insieme.
C’è tutto quindi: primi amori, paura di crescere e affrontare il mondo, risentimento, tensioni familiari, amicizie nate e infrante.

La novità sta nel modo in cui queste tematiche vengono affrontate. Prima di tutto, la regista e sceneggiatrice porta sullo schermo una protagonista irresistibile, magistralmente interpretata dalla giovanissima Hailee Steinfeld. Nonostante il suo essere a volte dolce e ingenua, a volte  terribilmente irrequieta e arrogante, Nadine conquista per la sua autenticità.

È una ragazza come tante, convinta che il mondo giri intorno a lei e che i suoi problemi la rendano speciale. Forse proprio per i suoi difetti, per i pensieri che le passano per la testa e che tutti, alla sua età, hanno avuto, invita il pubblico alla totale immedesimazione. Anche quando è palesemente in torto e crea disastri, è difficile non stare dalla sua parte, apertamente e incondizionatamente.  

Interessante è anche la figura del mentore, ricorrente nei teen movies, in questo caso incarnato dall’insegnante di storia, costantemente “disturbato” in pausa pranzo dall’irruenza di Nadine, che è solita precipitarsi in aula e scaraventargli addosso tutte le sue preoccupazioni. L’eccellente attore Woody Harrelson delinea la figura di un professore burbero, ma capace di inaspettati picchi di dolcezza; un vero e proprio maestro di vita, suo malgrado.

Il film, che vede in questi due personaggi i suoi principali punti di forza, è caratterizzato anche da una sceneggiatura solida, con dialoghi brillanti e battute sferzanti che conquistano e mantengono viva l’attenzione. Anche le figure di contorno sono ben costruite e caratterizzate.
A differenza di molti film di questo genere, che si concentrano, forse troppo, sulla protagonista trascurando ciò che la circonda, qui tutti i personaggi hanno una psicologia ben precisa.

Nel complesso, la Fremon Craig, alla sua prima prova come regista, ha accolto la sfida di un film potenzialmente “rischioso”, con argomenti già ampiamente trattati e che sarebbe stato facile far scivolare nella banalità. La partita è stata invece vinta, grazie ad un’opera prima leggera e riflessiva al tempo stesso, divertente e incredibilmente coinvolgente.

di Giulia Losi