IL TUTTOFARE di Valerio Attanasio (2018)

, Opere Prime

Antonio Bonocore (Guglielmo Poggi) è uno studente di legge di umili origini con una profonda vocazione per il mestiere di avvocato. È assistente del più grande penalista italiano, il Professor Salvatore Toti Bellastella (Sergio Castellitto), il cui successo professionale è dovuto soprattutto al matrimonio con Titti Mandorlini (Elena Sofia Ricci), figlia di un grande e potente avvocato.

Il professor Bellastella, nonostante il prestigio acquisito negli anni come legale, è una marionetta nelle mani della moglie. Antonio, classico bravo ragazzo che dal mare degli studenti universitari è riuscito a farsi notare e valere esame dopo esame, mette tutto se stesso per avviare finalmente una brillante carriera. Per sua sfortuna incappa nel Professor Bellastella, un bravo legale, poco affidabile tuttavia al di fuori dei tribunali e dell’università. Il prestigioso avvocato, sapendo quanto il giovane tenga alla professione di avvocato, lo sfrutta al massimo utilizzandolo nelle attività più disparate, da portaborse a cuoco. Il dramma lavorativo non finisce qui perché il professore, conoscendo al millimetro la legge, cerca di aggirarla in tutti i modi e quando non può, usa il giovane Antonio come testa d’ariete per scampare a condanne penali, arrivando persino, in alcuni casi, a mettere in pericolo la vita del ragazzo.

Valerio Attanasio è uno sceneggiatore formidabile. È riuscito a creare un film, Il tuttofare, che non si vedeva da tempo nel panorama nostrano, una commedia in cui i tempi narrativi sono in simbiosi con gli sketch comici costruiti dagli attori. Si percepisce in maniera evidente il grande controllo registico, tanto nelle scene in cui gli attori sono stati lasciati liberi di esprimersi e creare le particolarità dei loro personaggi, quanto nei momenti in cui la narrazione si fa, invece, più serrata.

L’intera opera rende omaggio alla tradizionale commedia all’italiana, quella in cui gli attori si formavano attraverso anni di gavetta nella commedia dell’arte e nell’avanspettacolo, recitando spesso “a canovaccio”. In essa generalmente c’era da una parte chi cercava di tenere tutto in equilibrio e chi dall’altra portava squilibrio e caos, creando l’azione comica; in alcuni tratti anche l’opera di Attanasio ricalca la stessa struttura.

Il giovane Antonio, infatti, caratterizzato da una forte moralità e una ferrea educazione, cerca di tenere sempre tutto in ordine e in equilibrio; al contrario il Professor Bellastella ne combina di tutti i colori. Il caos aumenta sempre più finché anche Antonio perde il controllo e la struttura narrativa collassa in un finale esilarante.

È bello constatare che ancora oggi sia possibile sfruttare un tipo di cinema che appartiene alla tradizione passata ma che ancora riesce a coinvolgere e soddisfare sia il pubblico sia la critica. L’universo della commedia all’italiana continua a splendere e Valerio Attanasio è una “Bellastella” che contribuisce a renderla più luminosa.  

di  Davide Torriero Pompa