Intervista Alessandro Tamburini regista di “CI VUOLE UN FISICO”

, Fatti di cinema

Durante l’ultima edizione di Cortinametraggio abbiamo avuto il piacere di incontrare Alessandro Tamburini, attore e regista del film Ci vuole un fisico. Il suo esordio cinematografico, tratto dall’omonimo cortometraggio vincitore di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, si incentra sull’incontro casuale fra un uomo e una donna e fra le loro rispettive fragilità, connesse soprattutto all’aspetto fisico.

Come è nata l’idea del corto? E successivamente come mai avete sviluppato il lungometraggio partendo da quest’ultimo? Avevi già in mente il lungo quando hai realizzato il corto?

L’idea del corto è nata casualmente. Nell’estate del 2012, in un pomeriggio uggioso, sul divano della casa del mio amico/coinquilino/produttore Ciro Zecca. Accomunati dalla necessità di trovare la trama per il prossimo cortometraggio, ci siamo chiesti quale storia si potesse realizzare in poco tempo e con pochi mezzi. Ci è venuta in mente Anna Ferraioli, promettente attrice al primo anno del corso di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia e ci siamo divertiti a immaginare la bizzarra notte di una ragazza e un ragazzo che si conoscono casualmente a seguito di una reciproca “buca” data dai rispettivi partner, attesi invano per tutta la sera al ristorante. Chi poteva interpretare l’altro personaggio? Alla fine mi sono guardato allo specchio, e mi sono detto: perché no? E ho interpretato il cortometraggio insieme ad Anna, incoraggiato anche dal feeling che si era venuto a creare sul set di una nostra precedente interpretazione.

Il lungometraggio è nato dal fatto che la CSC Production – e in particolare la sua direttrice, Elisabetta Bruscolini – si è appassionata al cortometraggio al punto che, per molto tempo, lo ha tenuto in bella vista sulla scrivania del suo ufficio per mostrarlo e parlarne con chiunque. Con queste buone premesse,  io e Ciro ci siamo messi di buona lena a scrivere una, due, tre, quattro – e non ricordo quante ancora – stesure di sceneggiatura. In ultima istanza si è aggiunto anche lo sceneggiatore e regista Gianluca Ansanelli che ci ha aiutato a dare struttura alla storia. Un importante lavoro di perfezionamento sui dialoghi l’ho fatto insieme ad Anna, alcuni giorni prima delle riprese.

E chi ci pensava che il corto sarebbe diventato poi un film? Quando giravamo il corto non ce lo saremmo mai immaginato. Certo, c’era la voglia da parte di tutti di approdare, prima o poi, al lungometraggio, ma – come accade spesso – mai avremmo immaginato con questa storia.

Il cinema vede come costante la bellezza estetica, questa tua riflessione sul bello e sul brutto è una critica al sistema e alla società di oggi?

È una costante in un certo tipo di Cinema: film con attori laccati bombardati di effetti visivi e color correction per nascondere le rughe. I mass-media in generale, oltre ai vari omicidi che ogni giorno ci presentano davanti agli occhi, ci propinano pubblicità con ragazze e ragazzi dai fisici perfetti che escono dall’acqua e salgono su uno yacht, solo per reclamizzare un profumo. Sembra che il bello dal fisico atletico e muscoloso debba avere nella vita più chances rispetto ad una persona di centoventi chili o bassa o altro, immediatamente etichettata come “brutta”. Ci Vuole un Fisico è soprattutto un film sull’inadeguatezza, caratteristica che accomuna un po’ tutti quanti: chi non si è mai sentito inadeguato? Chi non ha mai finto sicurezza in situazioni apparentemente insormontabili? Ci Vuole un Fisico vuol raccontare l’intesa profonda di un ragazzo e di una ragazza che si sentono inadeguati nei confronti del mondo e che è un po’ come se, trovandosi, si specchiassero l’uno nell’altra. Non è necessario che da qui fiorisca necessariamente una “storia d’amore”, l’incontro può risolversi anche con la creazione di una tenera e profonda amicizia fra uomo e donna.

Come è nato il rapporto con Anna Ferraioli Ravel?

Anna è un’attrice straordinaria, di una vitalità ed energia prorompenti. Non se ne trovano molte in giro con una spontaneità del genere. La nostra amicizia è nata negli anni del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Appena l’ho vista ho subito pensato di volerla avere come attrice in un mio lavoro e così è successo e non una volta sola, ma quattro, per ora!

a cura della Redazione