Registe esordienti e teen-movies: una squadra vincente

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“Sono una di quelle persone che pensano che il mondo giri intorno a loro”. Sono le parole di Nadine, protagonista del film 17 anni (e come uscirne vivi) – The Edge of seventeen (2017), opera prima della regista Kelly Fremon Craig. Una frase che esprime il pensiero di ogni adolescente, in un’età in cui ci si sente speciali e in cui ogni minimo problema sembra insormontabile.

Queste le tematiche dei teen-movies che tante volte hanno ispirato il mondo del cinema. Alcune coraggiose registe hanno persino deciso di debuttare sul grande schermo trattando questa età così delicata e donandole uno sguardo tutto al femminile.

Il film della Fremon Craig, in particolare, è un brillante esordio che indaga con delicatezza il mondo di una normale una diciassettenne, alle prese con le piccole difficoltà della vita, fra amici, famiglia e primi amori. Non mancano comunque anche esempi nostrani come Francesca Mazzoleni, promettente regista esordiente  che ha recentemente portato sul grande schermo Succede (2018), teen movie all’italiana ispirato all’omonimo romanzo della blogger Sofia Viscardi. La protagonista, Meg, è una sedicenne molto legata ai suoi due migliori amici, Tom e Olly, con cui comunica principalmente attraverso Whatsapp, Facebook e Telegram.

I social network sono infatti ciò intorno a cui ruota il film, il filtro attraverso cui i ragazzi vivono e recepiscono la realtà. Gli stessi diventano però marginali nel film della Fremon Craig che invece si concentra maggiormente sulle dinamiche sociali e familiari, influenzate dal generale senso di inadeguatezza della protagonista nei confronti del mondo.

Un sentimento che accomuna tutti i film a tema adolescenziale e che diventa dirompente nel film Thirteen-Tredici anni (2003), opera prima di Catherine Hardwicke. Il film risente ampiamente del clima underground imperante nel cinema indipendente di quegli anni, risultando cupo e profondamente drammatico. La protagonista, Tracy, è una timidissima ragazzina con una madre che difficilmente riesce a gestire la famiglia e un padre di fatto inesistente. Come tutte le ragazze di quell’età, è stregata dalla popolarità di una sua compagna di scuola, Evie Zamora, con la quale riesce inaspettatamente a fare amicizia,  finendo in un tunnel di alcool, droga e autolesionismo.

La regia della Hardwicke dipinge un contesto drammatico, con riprese frammentarie e una narrazione anche troppo incalzante, che nulla ha a che vedere con la delicatezza e la leggerezza dei due film più recenti.

Di certo guardando queste pellicole si può intuire come la percezione dell’adolescenza sia cambiata nel corso degli anni: da età drammatica, in cui basta poco per “perdersi” e finire su una china pericolosa, a periodo di passaggio che tutti devono vivere per arrivare alla maturità. Basta solo saperlo affrontare con la giusta leggerezza.

di Giulia Losi

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