Cannes 2018: opere prime in concorso e presenze italiane

, Fatti di cinema

Troneggiano ancora le gigantografie dell’iconico scatto di scena di Jean-Paul Belmondo e Anna Karina, realizzato da Georges Pierre in un dietro le quinte de Il bandito delle 11 (1965), nel poster di questa attesissima 71° edizione del Festival del Cinema di Cannes. Giusto ieri sono stati ufficializzati i nomi di coloro che presenzieranno sulla Croisette in veste di giurati e giurate: si spazia dalle interpreti Kristen Stewart e Léa Seydoux, per arrivare ai registi Denis Villeneuve,  Andreï Zviaguintsev e Robert Guédiguian, fino all’attore taiwanese Chang Chen, alla sceneggiatrice e regista Ava DuVernay e, per finire, alla cantante Khadja Nin. Dopo l’ottima prova di Pedro Almodóvar della scorsa edizione che vide trionfare lo svedese Ruben Ostlund per The Square, sarà quest’anno Cate Blanchette a presiedere una giuria tanto variopinta quanto sorprendente, in perfetta sintonia con i titoli che si susseguiranno nel concorso principale e nelle sezioni parallele.

Sono da annoverare naturalmente, tra le nostre fila, le massicce presenze di Matteo Garrone che col suo ultimo Dogman ripercorre una delle pagine più nere e grottesche della cronaca romana, e di Alice Rohrwacher con Lazzaro Felice, dramma incentrato sull’amicizia intensa e tortuosa di due giovani. Spazio anche alle ultime fatiche di Spike Lee e del maestro Jean-Luc Godard, rispettivamente con BlacKkKlasman e The Picture Book.

Ad aprire le danze l’8 maggio sarà però Everybody Knows (Todos lo saben) dell’iraniano Asghar Farhadi, con Penelope Cruz e Javier Bardem, freschi del buon seguito di Escobar – Il fascino del male, mentre c’è già grande trepidazione per la première di Solo: A Star Wars Story, lo spin-off targato LucasFilm dedicato alle vicissitudini del contrabbandiere spaziale Han Solo.

Ci ha fatto sussultare con It Follows (2014), tra gli horror rivelazione del panorama indipendente degli ultimi anni, e ora David Robert Mitchell è pronto ad avvalorare il suo prestigio, concorrendo per la Palma d’oro con Under the Silver Lake, un thriller dalle tinte noir con Andrew Garfield protagonista.

Non sono solo Italia, America e Francia, tuttavia, a farsi valere nella sezione principale: c’è anche molto Oriente con Ryusuke Hamaguchi, Hirokazu Kore’eda (Giappone), Jia Zhangke (Cina) e Lee Chang-dong (Corea del Nord); c’è la Russia con Kirill Serebrennikov e, soprattutto, Nord Africa con Yomeddine l’opera prima dell’egiziano Abu Bakr Shawky. Quest’ultima è un’intrigante commedia on the road con protagonisti un lebbroso copto e il suo piccolo apprendista che abbandonano per la prima volta i confini del lebbrosario per andare in cerca delle proprie famiglie o, per lo meno, di quello che ne resta.

La pellicola costituisce una sorta di estensione del cortometraggio documentario The Colony –  firmato sempre da Shawky – che raccontava alcuni retroscena di una colonia di lebbrosi di Abu Zaabal.

Altri tre esordi costellano la long-list della sezione Un Certain Regard, presieduta da Benicio Del Toro: Sofia della franco-marocchina  Meryem Benm’Barek, fattasi già notare a livello europeo per il cortometraggio Jennah; Les Chatouilles del duo tutto francese Andréa Bescond e Eric Métayer e infine Mon Tissu Préferé della siriana Gaya Jiji, ambientato a Damasco nella primavera del 2011, durante la guerra civile. Il tutto senza chiaramente glissare sulla terza presenza italiana d’eccezione, quella di Valeria Golino con la sua opera seconda Euforia.

Per ciò che concerne la Quinzaine des Réalisateurs, c’è da menzionare come unico debutto alla regia quello di Marie Monge con Joueurs, una storia d’amore e vizi nella torbida spirale del gioco d’azzardo parigino. A farle compagnia, a sorpresa, altri italiani: Stefano Savona con La strada dei Samouni, racconto sospeso tra animazione, immagini reali e flashback, con protagonista la piccola Amal, ragazzina di Gaza di ritorno nel suo quartiere d’origine; Marco Bellocchio con il cortometraggio La Lotta e, per finire, nella sua accezione più letterale, Troppa Grazia del vignolese Gianni Zanasi, pellicola scelta per chiudere la competizione.

Concludono l’ottimo range delle opere in concorso per l’agognata Caméra d’or il documentario d’esordio della svedese Anja Kofmel Chris The Swiss, che ricostruisce una delle fasi più corpose della guerra d’indipendenza croata; Egy Nap dell’ungherese Zsófia Szilágyi; Sauvage del giovane Camille Vidal-Naquet che, dopo i corti Backstage e Mauvaise tête, mira con il suo primo lungometraggio a sensibilizzare il pubblico sul tema della prostituzione maschile.

Come perfetta cornice dei debutti in lizza, non poteva inoltre mancare l’atteso Wildlife che vede per la prima volta dietro la macchina da presa l’attore Paul Dano. La storia è quella di un inquieto quattordicenne costretto maturare rapidamente per aiutare la madre ancora scossa dal naufragio del suo matrimonio. Dopo aver convinto buona parte della critica durante l’ultimo Sundance Film Festival, il film aprirà ufficialmente le proiezioni speciali della kermesse della Costa Azzurra.

Riguardo le partecipazioni nostrane alla manifestazione vanno, infine, riproposte le dichiarazioni del direttore generale, Thierry Frémaux, circa la mancata candidatura del film Loro di Paolo Sorrentino: «Il film è diviso in due parti. E la sua stessa natura ci ha fatto esitare dall’includerlo, ma ne stiamo ancora discutendo».

di Francesco Milo Cordeschi

Lascia un commento