Kubrick visto da Nolan: il discepolo omaggia il maestro

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Manca poco ormai al festival cinematografico di Cannes (8-19 maggio) durante cui, in onore del cinquantesimo anniversario dell’uscita di “2001: Odissea nello Spazio” (1968) il capolavoro di Kubrick verrà proiettato con un discorso di presentazione di Christopher Nolan, dedicato all’influenza che il grande genio del cinema ha avuto su di lui e sulla sua produzione.

Si tratta di un grandissimo onore per un regista che trova in Stanley Kubrick il suo maestro indiscusso, colui a cui ha consacrato l’intera carriera sin dalla sua opera prima, “The Following” (1998) – un noir anni Cinquanta, superbamente fotografato in bianco e nero – le cui atmosfere ricordano molto da vicino il Kubrick “prima maniera” che, già a partire dal suo esordio, mostra le sue eccezionali qualità di regista.

Il primo lungometraggio di Kubrick, “Paura e desiderio” (1953), infatti porta alla ribalta quelli che saranno i motivi ricorrenti della sua filmografia, a cominciare dalla guerra, una macchina crudele e ben congegnata che precipita nel caos per mano del Fato, o del Caso, a seconda di come lo si voglia interpretare. Nolan, dal canto suo, mostra di aver assimilato alla perfezione la lezione del maestro. In “The Following”, per esempio, uno scrittore a caccia di ispirazione ha la brillante idea di ispirarsi alle vicende di un ladro di professione e seguirlo nelle sue imprese. La situazione si complica nel momento in cui il protagonista si invaghisce di una delle potenziali vittime del Ladro: ancora una volta, dunque, il Caso mette mano all’ordine e al raziocinio imposto dall’uomo.

A partire dal suo primo lungometraggio, tutta la produzione di Nolan è caratterizzata da questo filo conduttore dell’ordine perfetto che sfocia nel caos.

Se però Kubrick lo faceva esplodere (o implodere) mantenendo una perfetta armonia compositiva, Nolan “rompe” in mille pezzi anche i suoi film, realizzando sequenze adrenaliniche ostentatamente confusionarie.

Non resta che chiederci cosa ancora avrà in serbo per noi questo regista cinefilo, se continuerà a portare avanti la lezione del suo maestro e a rendergli omaggio come ha fatto fino ad ora.

Una cosa è certa: entrambi i registi al loro esordio avevano le idee chiarissime e se Kubrick ha reso esplicita fin da subito la sua poetica, Nolan ha realizzato una vera e propria dichiarazione d’amore al cinema e al suo mentore.

di Giulia Losi

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