ICAROS: A VISION di Matteo Norzi e Leonor Caraballo (2016)

, Opere Prime

Perù, Iquitos. Trent’anni dopo Herzog, ad oltre un secolo di distanza dall’impresa di Fitzcarraldo (1981), quella di Icaros: a vision, opera prima di Matteo Norzi e Leonor Caraballo, è un’altra storia; eppure questa scheggia di terra mistica torna ad essere lo scenario di un eroico desiderio autobiografico: quello della giovane co-regista e del suo viaggio verso la morte, avvenuta prima di poter vedere il film completato.

Angelina (Ana Cecilia Stieglitz) è una malata terminale che si rifugia in un centro di cura nella selva peruviana. Sotto l’effetto dell’Ayahuasca, famoso infuso d’erbe amazzoniche, la lotta alla malattia diventa un viaggio psichedelico a contatto con la Terra.

La giungla respira e domina i suoi ospiti, come una madre accogliente e oscura. Svelata tramite forti espedienti visivi, accostata a immagini primordiali di viscere, cellule e organi interni; quegli stessi organi che il tumore di Leonor consuma durante le riprese del film, anticipando la storia di Angelina.

Ma la selva ha soprattutto un suono, catturato in Icaros da una presa diretta surreale: denso di insetti e brusii, della natura che cigola e ruggisce, dell’essere umano che timidamente soffia e sospira e suda, anche, poi collassa, mentre rinuncia al controllo ed incontra la dimensione allucinogena delle piante indigene. Il rumore del vomito, liaison sonora che di continuo si ripete, accompagna i protagonisti nel percorso verso la trascendenza, in una catarsi che letteralmente li svuota. Sempre con grazia e nell’armonia dei canti icaros.

Libero da rigidità narrative e stilistiche, Icaros chiede allo spettatore solo quello che l’Amazzonia chiede ai suoi turisti passeggeri: di accettare il rito, di abbandonarsi alla simbologia e alla tradizione per accogliere uno stato di trance continua. Video-arte, animazione, tridimensionalità e persino videogioco si fondono in un registro visivo talmente ipnotico che, durante le cerimonie sciamaniche notturne, sembra di sentire l’odore della giungla.

di Chiara Del Zanno

 

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